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	<title>TSW Blog &#187; Progetti Web</title>
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	<description>Ogni conversazione è un bene prezioso</description>
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		<title>Psicologia e orientamento nel Web</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jun 2010 10:22:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Vit</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progettazione Search Engine Friendly]]></category>
		<category><![CDATA[Progetti Web]]></category>
		<category><![CDATA[Web Usability]]></category>
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>
		<category><![CDATA[SEO]]></category>
		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate una via lunga e diritta sulla quale si affacciano due lunghe schiere di villette tutte uguali. La prima volta che siete andati da un amico che abita in quella strada avete fermato la macchina, siete scesi e avete cercato l&#8217;ingresso con il numero di casa che vi era stato dato. La seconda volta che avete tentato di arrivare direttamente di fronte all&#8217;entrata vi siete trovati in forte imbarazzo perchè era tutto omogeneo e, senza ricordare il numero, non siete riusciti a trovare l&#8217;ingresso di casa del vostro amico.<br />
Finalmente, dopo aver letto i nomi sui campanelli siete riusciti nel vostro intento.</p>
<p>Quindi, in uno scenario in cui tutto è uniforme , è difficile distinguere degli elementi percettivi che possono servire da punti di riferimento.<br />
<strong> </strong></p>
<p><strong>L&#8217;uomo si impadronisce dell&#8217;ambiente attraverso delle strutture percettive guida</strong>, che vengono meno in uno scenario in cui tutto è uniforme. Per potersi muovere con disinvoltura ha bisogno di identificare dei<strong> punti di riferimento </strong>all&#8217;interno dell&#8217;ambiente che lo circonda, anche se magari questi non sono considerati a prima vista come fondamentali.</p>
<p>Vi pongo un altro esempio. Pensiamo a quando ci si mette alla guida di un auto con i vetri ghiacciati, dove abbiamo solo una piccola porzione di visuale a disposizione per vedere ciò che sta davanti a noi.</p>
<p>Sebbene noi vediamo dove stiamo andando, non sono visibili le configurazioni percettive che normalmente guidano i nostri spostamenti: il ciglio della strada, gli specchietti retrovisori, ecc. Questi elementi, che apparentemente in una situazione di normali condizioni riteniamo secondari, ci permettono di muoverci in sicurezza e senza di essi la nostra guida diventa pericolosa.</p>
<p>Voi direte ma che cosa centra questo con un blog che parla di web?</p>
<p>Questo contenuto iniziale è ripreso dal <a title="Psicologia Generale - Sergio Roncato" href="http://www.libreriauniversitaria.it/psicologia-generale-roncato-sergio-upsel/libro/9788871262062" target="_blank">libro di psicologia generale</a> scritto da Sergio Roncato, professore di psicologia generale all&#8217;Università di Padova, che mostra dei <strong>parallelismi </strong>molto stretti tra ciò che viviamo tutti i giorni nel mondo reale e le esperienze di navigazione nei siti web.</p>
<p>Molto spesso il modo in cui l&#8217;uomo si orienta nello spazio e negli ambienti del mondo reale è lo stesso in cui attualmente si orienta nel web: è possibile applicare metodi di information architecture per progettare spazi (<a title="Davide Potente - Articles" href="http://www.davidepotente.com/" target="_blank">qui qualche esempio interessante</a> ) o usare i modelli mentali  per progettare interfacce web usabili.</p>
<p>Una strada diritta con tutte le case uguali, può essere comparata ad una pagina web dove non vi sono elementi in risalto. L&#8217;utente in questa pagina deve trovare il link che gli permette di soddisfare un suo bisogno: tutto è apparentemente uguale e da un esame veloce dell&#8217;interfaccia (ambiente) non si distinguono punti di riferimento in grado di aiutarlo. E&#8217; quindi costretto a leggere tutte le etichette e le informazioni presenti (nomi sui campanelli) per trovare il link corretto (ingresso della casa dell&#8217;amico).</p>
<div><img title="Labirinto x" src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2010/06/Labirinto_x.jpg" alt="Labirinto x" width="594" height="453" /></div>
<p>Credits: <a href="http://www.webalice.it/aekyoungkim/images/Labirinto_pilastro_Duomo%20Lucca.jpg" target="_blank">http://www.webalice.it/aekyoungkim/images/Labirinto_pilastro_Duomo Lucca.jpg</a></p>
<p>Per <strong>dare dei punti di riferimento all&#8217;utente</strong> ci sono diversi piccoli accorgimenti da prendere in considerazione:</p>
<ul>
<li>utilizzare<em> font diversi</em> a seconda dell&#8217;importanza dell&#8217;elemento (titoli, sottotitoli);</li>
<li>usare sempre una <em>titolazione </em>di pagina;</li>
<li>utilizzare le <em>breadcrumbs</em>;</li>
<li>rendere<em> linkabile il logo in alto a sinistra </em>del sito con destinazione homepage;</li>
<li>dare un <em>menù di navigazione</em> che permetta di vedere a primo acchito quali sono i contenuti del sito;</li>
<li>ecc.</li>
</ul>
<p>L&#8217;orientamento all&#8217;interno dell&#8217;interfaccia è fondamentale, ma spesso non viene agevolato da chi sviluppa il sito web: il perché è spiegato nel secondo esempio.</p>
<p>Un uomo alla guida crede che ciò che vede davanti a sé, ovvero la strada, sia l&#8217;unica cosa importante per espletare il suo compito, ma solo quando si trova in una situazione di visuale limitata capisce lo smarrimento e l&#8217;importanza di elementi secondari.</p>
<p>Allo stesso modo, chi lavora alla costruzione di un sito web può trovarsi involontariamente nella situazione in cui dà fin troppa importanza ad alcuni aspetti particolari del contenuto, a scapito di elementi secondari che sono invece fondamentali per gli utenti, per orientarsi ed avere una user experience soddisfacente.<br />
Si finisce, quindi, per non tenere conto delle breadcrumbs o della coerenza dei font, e di controllare invece in maniera ossessiva e maniacale il copy, oppure l&#8217;impatto di colori di due immagini inserite in uno slideshow, ecc.</p>
<p>Sono sicuro che quasi tutti i lavoratori del web che stanno leggendo il post almeno una volta si saranno trovati in una situazione simile. La prossima volta, spero che queste considerazioni potranno essere utili. :-)</p>
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		<tsw:signature><![CDATA[TSW SEM Project Manager]]></tsw:signature>	
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		<title>Casella piena di spam? Se avessimo ascoltato mamma!</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Mar 2010 09:41:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Pistolesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti Web]]></category>
		<category><![CDATA[e-mail]]></category>
		<category><![CDATA[information tecnology]]></category>
		<category><![CDATA[spam]]></category>
		<category><![CDATA[system administration]]></category>

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		<description><![CDATA[Cominciamo con le note storiche: da dove deriva il termine &#8220;spam&#8221; ?
Spam era una marca di carne in scatola pubblicizzata in modo talmente insistente da... <a href="http://blog.tsw.it/progetti-web/casella-piena-di-spam-se-avessimo-ascoltato-mamma_0005276.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciamo con le note storiche: da dove deriva il termine &#8220;spam&#8221; ?</p>
<p><a title="spam" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Spam" target="_blank">Spam</a> era una marca di carne in scatola pubblicizzata in modo talmente insistente da essere ripresa anche dai Monty Python durante la serie televisiva Monty Python&#8217;s Flying Circus (guardate la <a title="puntata originale" href="http://www.youtube.com/watch?gl=IT&amp;hl=it&amp;v=anwy2MPT5RE" target="_blank">puntata originale</a> e prestate attenzione anche ai titoli di coda!).</p>
<p>L’utilizzo del termine &#8220;spamming&#8221; (fare dello spam) ha assunto il significato di “invio di grandi quantità di pubblicità non richiesta”, oggi però lo spamming non è solamente una metodologia di marketing immorale, ma si è evoluto in un mezzo attraverso il quale veicolare la “pesca all’utonto”: con questo termine si indica un neologismo usato tipicamente tra i tecnici informatici che deriva dalla fusione delle parole &#8220;utente&#8221; e &#8220;tonto&#8221; e che identifica gli utenti che cadono nelle problematiche o trappole più comuni. La definizione di “utonto”, quindi, non sta tanto a sottolineare l’ignoranza in materia informatica, quanto piuttosto l’incosapevolezza delle meccaniche legate alle proprie azioni.</p>
<p>Una mail di <a title="phishing" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Phishing" target="_blank">phishing</a> è solitamente una comunicazione fatta con tono ufficiale da parte di enti o società che destano particolare interesse per l&#8217;utente, come ad esempio: le Poste Italiane, un avvocato, il Comando dei Carabinieri, una banca, Ebay, ecc..  Si tratta di pagine costruite ad-hoc per assomigliare esteticamente a quelle originali dell’ente di cui millantano l&#8217;appartenenza e nelle quali siamo invitati a fornire nostri dati personali.</p>
<p>Il phishing è una sorta di spam 2.0, che mira a far interagire gli “utonti” chiedendo loro di pubblicare informazioni personali. Azzarderei che il phishing è anche l’unica vera forma di hacking telematico, dal momento che &#8220;l’hacker dei film&#8221; praticamente non esiste e un’azione di hacking è nel 95% dei casi un’azione sociale: la raccolta di post-it dalla scrivania, o la richiesta di una password con qualche pretesto. Come abbiamo appena visto gli spammer usano dei pretesti, spedendo e-mail a grandi quantità di persone e facendo affidamento alla statistica: su 1 milione di invii almeno 1 utonto abboccherà all’amo.</p>
<p>Come difendersi? Non c’è soluzione? &#8230;Basta ricordare i consigli della mamma, di quando eravamo piccoli&#8230;</p>
<p><strong>1. Mamma diceva: </strong><strong>&#8220;</strong><strong>non dire agli sconosciuti chi sei e dove vivi!&#8221;</strong><br />
Non scrivete mai la vostra mail su forum, blog o altre pagine web pubbliche, considerate l’opportunità del messaggio privato.<br />
Nei forum solitamente si può contattare un utente mandando dei PM (Private Messages), una sorta di email che funziona solo all’interno del forum, scriversi via PM è sicuro e se proprio volete fornire la vostra mail all’interlocutore fatelo all’interno di uno di questi messaggi, in modo che solo lui la conosca.</p>
<p><strong>2. Mamma diceva:</strong><strong> &#8220;</strong><strong>se hai bisogno di aiuto fidati di chi conosci o delle forze dell’ordine!&#8221;</strong><br />
Se non potete fare a meno di scrivere la vostra mail su pagine pubbliche cercate almeno di renderla interpretabile, non trasparente.<br />
Il sistema CAPCHA (quei numeri o lettere scritti male che alcuni siti web ci chiedono di copiare per dimostrare di essere degli utenti umani e non dei programmi automatizzati) ci insegna che si può descrivere un concetto senza necessariamente esplicitarlo in modo da evitare che i programmi usati dagli spammer  siano in grado di catturare il vostro indirizzo dalle pagine web per gli invii automatici di massa.</p>
<p>&lt;&lt; ciao il mio indirizzo è giuseppe.verdi(chiocciolina)tsw.it &gt;&gt;<br />
&lt;&lt; <strong>-x-giuseppe.verdi@-x-tsw. it</strong> (ricordati di rimuovere tutte le &#8220;–x–&#8221; ) &gt;&gt;<br />
&lt;&lt; il mio indirizzo è nome.cognome@tsw.it e mi chiamo Giuseppe Verdi &gt;&gt;<br />
&lt;&lt; la mia mail è @tsw.it, prima della @ scrivi giuseppe.verdi &gt;&gt;<br />
&lt;&lt; manda una mail all’utente giuseppe.verdi del dominio tsw.it &gt;&gt;</p>
<p><strong>3. Mamma diceva: &#8220;non accettare caramelle dagli sconosciuti!&#8221;</strong><br />
Mai rispondere in alcun modo ad una mail di spam e mai cliccare un link dentro ad una mail indesiderata.<br />
Nella migliore delle ipotesi si fornisce una sola informazione, l’unica di reale interesse dello spammer: esiste un essere umano che legge la posta di questa casella, quindi ora bombardiamolo di mail!<br />
Questa può sembrare un consiglio inutile, ma ho conosciuto qualche persona che rispondeva alle mail di spam per divertimento, affermando di controspammare&#8230; d’altronde anche il consiglio della mamma ci sembrava inutile all’epoca, una caramella è pur sempre una caramella no?</p>
<p><strong>4. Mamma diceva: &#8220;le cose importanti non si dicono al telefono, ma di persona!&#8221;</strong><br />
Diffida delle “istituzioni telematiche”.<br />
Difficilmente la Polizia, le Poste Italiane o una banca ti manderanno una e-mail chiedendoti di cliccare, fornire credenziali ecc ecc, molto più probabilmente ti manderanno una raccomandata!<br />
Se negli ultimi 2 mesi non hai comprato nulla su Ebay è improbabile che un utente ti stia accusando di non aver pagato la scadenza di 5 giorni fa&#8230;</p>
<p><strong>5. Mamma diceva: &#8220;se esci con qualcuno&#8230; mi raccomando prendi le dovute precauzioni!&#8221;</strong><em><strong> </strong></em><br />
Ok, qui non eravamo più dei bambini!<br />
Cercate di difendervi con sistemi antispam e antivirus.<br />
Non credo serva veramente spiegare questa affermazione, cercate di avere il minimo indispensabile come un antivirus gratuito, sempre aggiornato. <a title="Avast" href="http://www.avast.com/" target="_blank">Avast</a> ad esempio.</p>
<p><strong>6. Mamma diceva:</strong><strong> &#8220;</strong><strong>cerca di non mescolare la vita privata e il lavoro&#8221;</strong><br />
Usare una casella apposita per le “schifezze”.<br />
Volete registrarvi per provare un sito su cui avete dubbi? Create una casella mail su un dominio differente da quello del vostro indirizzo principale ed usatela per  fare dei  test.</p>
<p><strong>7. Ed infine,</strong> <strong>mamma diceva: &#8220;Almeno conoscevi il nome e cognome della ragazza con cui sei uscito l’altra sera o non vi eravate nemmeno presentati?&#8221;</strong><br />
Esaminate attentamente i link prima di cliccarci sopra.<br />
Qualunque pagina web stiate visitando (le email spesso sono costituite da pagine web) cercate di controllarne i link prima di cliccarli; è facile, basta fermarsi con il mouse su un link ed esaminare la barra di stato in basso, o il suggerimento che comparirà vicino al cursore. Nell’esempio qui sotto si va verso un improponibile indirizzo che non pare avere proprio nulla a che vedere con Ebay.</p>
<p><a href="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2010/03/img-spam-2010.jpg"><img title="img-spam-2010" src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2010/03/img-spam-2010.jpg" alt="" width="620" height="494" /></a></p>
<p>Grazie mamma, grazie ai tuoi consigli non sono mai stato insediato da sconosciuti con cattive intenzioni e non sono finito in brutte compagnie&#8230;</p>
<p>&#8230;ricevo solo 3 mail al giorno di spam e in nessun caso mi sono fatto cogliere all’amo, grazie mamma se sono cresciuto tonno si, ma non utonto. :)</p>
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		<title>Le e-mail inquinano come una vecchia Ritmo, o forse di più</title>
		<link>http://blog.tsw.it/progetti-web/le-e-mail-inquinano-come-una-vecchia-ritmo-o-forse-di-piu_0004083.html</link>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 07:40:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Pistolesi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti Web]]></category>
		<category><![CDATA[e-mail]]></category>
		<category><![CDATA[Google Docs]]></category>
		<category><![CDATA[information technology]]></category>
		<category><![CDATA[system administrator]]></category>

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		<description><![CDATA[Non illudiamoci che la rete sia ecologica. Siamo di fronte ad un nuovo tipo di inquinamento: una scia di dati spesso inutili che lasciamo alle... <a href="http://blog.tsw.it/progetti-web/le-e-mail-inquinano-come-una-vecchia-ritmo-o-forse-di-piu_0004083.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non illudiamoci che la rete sia ecologica. Siamo di fronte ad un nuovo tipo di inquinamento: una scia di dati spesso inutili che lasciamo alle nostre spalle, alimentata da non poca energia elettrica. Ogni volta che visitiamo un sito, mandiamo una e-mail o facciamo qualsiasi altra cosa in rete, mettiamo in moto dischi, testine, impulsi che viaggiano da una parte all’altra del globo e che vengono inviati, smistati e ricevuti.</p>
<p>Faccio un salto indietro nel tempo: il mio primo computer (siamo a metà degli anni 80) è stato un <a title="PC2000C" href="http://www.z80.eu/philipsp2000c.html" target="_blank">P2000C</a> con processore Z80 da 4 MegaHertz. Ricordo la prima volta che ho copiato un gioco su un dischetto (era il mitico <a title="Ladder" href="http://ostermiller.org/ladder/" target="_blank">Ladder</a>): il P2000C mangiava floppy da 5 pollici da 160 Kbyte (un decimo di 1 Mega per capirci) e per copiarli ci metteva almeno un quarto d&#8217;ora.</p>
<p>Un giorno decisi di portare in dono una copia di Ladder ad un amico di mio padre ignorando che la mia copia del giochino proveniva proprio da lui: un trasporto inutile, quindi, come la maggioranza delle e-mail e dei messaggi che inviamo nella rete. Attraversammo la città con la <a title="Fiat Ritmo" href="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/b4/Fiat_Ritmo_Cabriolet_Bertone.JPG" target="_blank">Fiat Ritmo</a> colore arancione percorrendo 15 chilometri, un litro di benzina. Quindi &#8220;inviare un floppy&#8221; da 1/10 di Mega costò un litro di benzina.</p>
<p>Anno 2009, in un tranquillo sabato pomeriggio di luglio, invio a 4 amici una foto divertente via e-mail, la foto pesa 1 MegaByte. Ho trasferito in due secondi una quantità di dati equivalente a 40 volte quel dischetto, e tutto gratis e senza immettere idrocarburi nell’aria… ne siamo proprio sicuri ?</p>
<p>EMC^2, leader mondiale dello stoccaggio dati su SAN (Storage Area Network) ha condotto nel 2008 un piccolo studio statistico evidenziando come una e-mail con poche righe di testo e un singolo allegato da 1 MegaByte (ad es: una foto) inviata a 4 persone riesca ad occupare circa 50 MegaByte “nella rete”.<br />
Com’è possibile ?</p>
<p>•    Il computer che l’ha spedita ne conserva una copia<br />
•    il server che l’ha “introdotta in rete” ne conserva una copia in linea<br />
•    ogni server, o firewall che verrà toccato dalla mail nel suo tragitto scriverà una riga o più sui propri file di log<br />
•    anche i server dei destinatari ne conservano una copia in linea<br />
•    ogni computer che l’ha ricevuta ne conserva una copia<br />
•    tutti i computer e tutti i server interessati (mittenti e destinatari) sono soggetti a politiche di backup, spesso con criteri di storicizzazione.</p>
<p>Immaginiamo che 50 dipendenti di 100 aziende italiane inviino 2 mail al giorno con 1 allegato da 1Mb ad altre 4 persone:<br />
1 Mega x 2 volte al giorno = 2 MegaByte<br />
2 Mega x 50 persone x 100 aziende = 10.000 Mega (10 Giga) / giorno<br />
10.000 Mega x 20 giorni lavorativi = 200.000 Mega / mese<br />
Dato che la ricerca di EMC^2 dice che il fattore di moltiplicazione dello spazio occupato per le mail inviate a 4 persone è di circa 50 volte, otteniamo 200.000 Mega x 50 = 10.000.000 di MegaByte, ovvero 10.000 GigaByte, o se vi piace di più 10 <a title="TeraByte" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Terabyte" target="_blank">TeraByte</a> al mese!</p>
<p>Possiamo anche credere che EMC^2 abbia esagerato e ridimensionare di 10 volte la loro stima… 1 Tb al mese resta comunque una quantità di dati enorme!</p>
<p>Dovremmo tutti impegnarci ad usare la rete cercando di anteporre alla nostra comodità alcune semplici regole, come facciamo ad esempio nel caso della raccolta differenziata. <a title="Netiquette" href="http://www.dtcc.edu/cs/rfc1855.html" target="_blank">Qui trovate la “netiquette”</a>, riassumo brevemente i punti principali:</p>
<p>-    a meno che non abbiate un sistema di criptazione fisico dovete pensare all’e-mail come ad una cartolina, non scrivete mai nulla di particolarmente privato o sensibile<br />
-    non spedite mai “catene di S. Antonio” via e-mail, sono uno spreco inutile di tempo ed energie<br />
-    cercate di essere coscienti delle dimensioni del messaggio che state spedendo, il messaggio ideale non dovrebbe mai superare i 50 Kbyte (0.05 Mega,  51.200 caratteri non bastano?)<br />
-    se dovete spedire file voluminosi, cercate di considerare altri mezzi o protocolli come il file sharing o i servizi FTP. Spedire un file è molto diverso da spedire una riga di testo con scritto “il tuo file si trova qui”. In fondo al post trovate una lista di servizi utili a questo scopo<br />
-    le foto delle vacanze è molto più bello guardarle seduti davanti ad una pizza, facendosi una risata in compagnia, piuttosto che da una asettica mail. E poi, quante volte qualcuno vi ha rinfacciato che non avete risposto alla sua mail? ;)</p>
<p>Ai tempi del mio P2000C non faceva differenza “spedire” 1 o 1000 dischetti, l’impatto ambientale era sempre lo stesso: 1 litro di benzina, al massimo poteva rappresentare un problema coprire grandi distanze, motivo per il quale si potevano considerare modalità di spedizione differenti. Oggi non riusciamo a considerare metodi alternativi per spedire i file: un System Administrator si sente spesso chiedere “Come mai non mi parte la mail? Ho allegato solo un file, sono 35 mega, non è pesante!” :-)</p>
<p>Per voi che siete arrivati fino in fondo a questo post e avrete, spero, compreso il mio punto di vista di addetto “dietro le quinte” della rete, ecco un regalo, una piccola lista di servizi di file sharing da usare al posto della mail.</p>
<p><a title="Box.net" href="http://box.net/ " target="_blank">Box.net</a> offre 1 GB di spazio gratuito</p>
<p><a title="Drop.io" href="http://drop.io/" target="_blank">Drop.net</a> non richiede registrazione, si sceglie il file, un nome e una password da dare a chi li deve scaricare e una data di scadenza dopo la quale il file sarà cancellato, massimo 100 Mb per ogni file</p>
<p><a title="Mediafire" href="http://www.mediafire.com/" target="_blank">Mediafire.com</a> non richiede registrazione, upload e download illimitati, massimo 100 Mb per ogni file</p>
<p><a title="Adrive.com" href="http://www.adrive.com/" target="_blank">Adrive.com</a> con 50 GB di spazio a disposizione e 2 GB per file</p>
<p><a title="Filemail" href="http://www.filemail.com/it/" target="_blank">Filemail</a> per inviare file di grandi dimensioni (2 GB)</p>
<p><a title="Docs.google.com" href="http://docs.google.com" target="_blank">Docs.google.com</a> Google Documents: ancora in Beta offre funzionalità limitate, vedremo gli sviluppi.</p>
<p>Buon lavoro a tutti!</p>
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		<title>PHP per il mondo enterprise, dal PHPday 2009</title>
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		<pubDate>Fri, 29 May 2009 12:02:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Narda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti Web]]></category>
		<category><![CDATA[phpday2009]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione sito web]]></category>
		<category><![CDATA[Web Development]]></category>

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		<description><![CDATA[Il PHPday, convegno italiano dedicato allo sviluppo del linguaggio PHP in ambito professionale, quest’anno si è svolto a Verona.
Tra i tanti partecipanti c’eravamo anch’io e... <a href="http://blog.tsw.it/progetti-web/php-per-il-mondo-enterprise-dal-phpday-2009_0003751.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a title="PHP Day 2009" href="http://www.phpday.it/site/" target="_blank">PHPday</a>, convegno italiano dedicato allo sviluppo del <a title="Definizione di PHP - Wikipedia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/PHP" target="_blank">linguaggio PHP</a> in ambito professionale, quest’anno si è svolto a Verona.</p>
<p>Tra i tanti partecipanti c’eravamo anch’io e il mio collega Andrea Formentin, pronti a captare tutte le news e le tendenze dal mondo della programmazione per il web :-)</p>
<p>I seminari erano molti e con diversi target di utenza, infatti oltre all’argomento principale, il web development, si è parlato anche di sviluppo agile, di contratti e preventivi, di server e di pratiche di sicurezza.</p>
<p>In questo post mi soffermerò sul seminario che mi ha coinvolto di più, il “<strong>PHP per il mondo enterprise</strong>”.</p>
<p>Capita che le aziende che vogliono sviluppare un’applicazione “enterprise” non usino PHP credendo che non sia un linguaggio pronto a supportare utilizzi di questo tipo.<br />
Per dimostrare l’erroneità di questa affermazione il relatore Francesco Fullone (aka <a href="http://www.fullo.net/blog/" target="_blank">fullo</a>) ha portato i seguenti esempi di grandi aziende che usano PHP: Yahoo!, IBM, Wikipedia, Facebook, BWIN, PayPal.<br />
Difficilmente grosse realtà come quelle sopra citate avrebbero adottato un linguaggio non enterprise ready.</p>
<p>Si è proseguito parlando del supporto commerciale del quale sembrerebbe sfornito PHP, ma anche questo non è del tutto vero. Al convegno è emerso che ci sono molte aziende che offrono supporto commerciale per i loro prodotti legati al PHP, quali Zend, Microsoft o IBM.</p>
<p>Quindi si è discusso di come non manchino software di sviluppo validi (e per tutte le tasche) come ad esempio <a title="NetBeans" href="http://www.netbeans.org/features/php/index.html" target="_blank">NetBeans</a> o <a title="Zend Studio" href="http://www.zend.com/products/studio/" target="_blank">Zend Studio</a>; framework efficienti come <a title="Symfony" href="http://www.symfony-project.org/" target="_blank">Symfony</a> o <a title="Cake PHP" href="http://cakephp.org/" target="_blank">CakePHP</a> e tool di test come <a title="PHPUnit" href="http://www.phpunit.de/" target="_blank">PHPUnit</a> o <a title="SimpleTest" href="http://www.simpletest.org/" target="_blank">SimpleTest</a>.</p>
<p>Altra caratteristica indispensabile per un linguaggio enterprise è l’essere object oriented e questo è stato il tasto dolente di PHP, ma solo per le versioni precedenti alla 5, nella quale è stato realmente implementato un sistema ad oggetti.</p>
<p>Dopo aver appreso tutto ciò, è <strong>difficile pensare che PHP possa ancora essere considerato immaturo per le applicazioni enterprise</strong>: allora cosa ha determinato questa cattiva nomea?</p>
<p>Paradossalmente è proprio la sua semplicità. Questa, infatti, ha spinto molti programmatori in erba a scrivere i loro applicativi in PHP al posto di linguaggi più difficili e vincolanti, facendone un uso non sempre aderente agli standard di affidabilità, sicurezza e scalabilità.</p>
<p>In conclusione PHP è un’arma potente per gli sviluppatori, ma come per tutti i linguaggi è il suo uso che determina la qualità del risultato.</p>
<p>Voi che cosa ne pensate?</p>
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		<item>
		<title>Il successo di una strategia di marketing online</title>
		<link>http://blog.tsw.it/web-analytics/il-successo-di-una-strategia-di-marketing-online_0003169.html</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 14:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Lauritano</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti Web]]></category>
		<category><![CDATA[Web Analytics]]></category>
		<category><![CDATA[Web Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[A/B testing]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione sito web]]></category>
		<category><![CDATA[strategia di marketing]]></category>
		<category><![CDATA[test utenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Credo che l&#8217;efficacia di qualsiasi progetto di promozione su Internet dipenda da due fattori chiave:
- Lavoro di squadra
- Orientamento all&#8217;utente
Il lavoro di squadra è essenziale... <a href="http://blog.tsw.it/web-analytics/il-successo-di-una-strategia-di-marketing-online_0003169.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che l&#8217;efficacia di qualsiasi progetto di promozione su Internet dipenda da due fattori chiave:<br />
- Lavoro di squadra<br />
- Orientamento all&#8217;utente</p>
<p>Il lavoro di squadra è essenziale perché ogni progetto coinvolge molte risorse con esperienze, competenze e ruoli diversi: responsabili marketing, web developer, web designer, esperti di usabilità, IT e architettura dell&#8217;informazione, search engine marketer, agenzie media e pubblicitarie, ecc. Non da ultimo bisogna considerare anche le cosiddette HiPPO (Highest Paid Person Opinion, come le definisce il guru della Web Analytics Avinash Kaushik), ovvero le opinioni e le direttive dei boss!</p>
<p>La varietà della squadra determina la ricchezza delle idee che alimentano un progetto, ma può generare lunghe (e movimentate) discussioni nel momento in cui bisogna prendere decisioni:</p>
<p>C&#8217;è chi vuole un sito bello e accattivante.<br />
C&#8217;è chi vuole un sito Search Engine Friendly (SEF).<br />
C&#8217;è chi vuole promuovere l&#8217;ultimo prodotto in Home Page.<br />
&#8230;</p>
<p>A mio parere, l&#8217;obiettivo ultimo di un sito non è né essere bello, né essere SEF, né avere l&#8217;ultimo widget (al massimo questi sono tutti obiettivi intermedi).<br />
<strong>L&#8217;obiettivo ultimo di un sito è essere funzionale!</strong><br />
Funzionale agli obiettivi per cui è stato creato: vendita, generazione di contatti commerciali, assistenza, promozione del brand, advertising, ecc.<br />
Secondo questa visione, il potere di stabilire il successo di una strategia di marketing online è in mano agli utenti. Sono loro che possono premiare o meno la qualità di un progetto web.</p>
<p>Pertanto, l&#8217;orientamento all&#8217;utente deve essere alla base di qualsiasi progetto di promozione su Internet.</p>
<p>In questo, ci vengono in aiuto le tecniche di Experimentation &amp; Testing, che rappresentano un ottimo strumento per integrare &#8220;lavoro di squadra&#8221; e &#8220;orientamento all&#8217;utente&#8221;, contribuendo in maniera determinante al successo di una <a title="Strategia di marketing online - Blog TSW" href="http://blog.tsw.it/search-marketing/pm-secondo-noi-visione-e-relazione_0001184.html" target="_blank">strategia di marketing online</a>.</p>
<p><strong>Cosa sono le tecniche di Experimentation &amp; Testing?</strong><br />
Le tecniche di Experimentation &amp; Testing consistono nel sottoporre a test le soluzioni alternative generate dal lavoro di squadra in modo che siano gli utenti finali a stabilire quelle meglio performanti in termini di risultati di business.</p>
<p><strong>Come funzionano?</strong><br />
Le principali tecniche di Experimentation &amp; Testing applicate ai progetti online sono:<br />
- A/B test<br />
- Multivariate test</p>
<p>Un A/B test consiste nel sottoporre a test due o più versioni della stessa pagina web.<br />
Un test multivariato consiste nel sottoporre a test due o più versioni degli elementi (titoli, immagini, contenuti, pulsanti, call to action, ecc.) che compongono una pagina web.</p>
<p>Per entrambi i tipi di test, l&#8217;obiettivo è individuare in modo scientifico la versione che performa significativamente meglio delle altre in termini di risultati di business.<br />
Questi test vengono effettuati attraverso strumenti specifici che si occupano di smistare in modo aleatorio il traffico tra le diverse versioni create e di misurare le performance di ogni versione in termini di obiettivi raggiunti.</p>
<p><strong>Da dove cominciare?</strong><br />
Le occasioni per lanciare un test sono davvero moltissime e una volta compreso il potenziale di questa tecnica non se ne potrà più fare a meno.</p>
<p>* Il logo deve essere più grande o più piccolo?<br />
* Qual è la call to action più persuasiva?<br />
* Funziona meglio il pulsante rosso o il pulsante verde?<br />
* E&#8217; più efficace la promozione &#8220;sconto del 20%&#8221; o la promozione &#8220;sconto di 20 euro sul prossimo acquisto&#8221;?<br />
* In quale posizione va la foto del prodotto?<br />
* Qual è la struttura migliore per la form di contatto?<br />
* Meglio un link-immagine o un link-testuale?</p>
<p>Le idee da testare sono generate dal lavoro di squadra ma l&#8217;ultima parola spetta all&#8217;utente: gli utenti sono il comitato più autorevole per stabilire l&#8217;efficacia di un progetto online.</p>
<p>Il mio consiglio è cominciare a testare avendo ben chiaro il proprio obiettivo e concentrando l&#8217;attenzione sulle pagine a più alto potenziale di ottimizzazione: la pagina del checkout, le pagine più viste, le pagine di entrata con alta bounce rate e tutte le pagine che contengono una call to action o rinviano direttamente ad un obiettivo facilmente misurabile.</p>
<p>Le tecniche di Experimentation &amp; Testing possono potenziare in maniera decisiva la redditività degli investimenti online: <a title="Post di Avinash sui test" href="http://www.kaushik.net/avinash/2008/11/experiment-die-reasons-awesome-testing-ideas.html" target="_blank">non ci sono davvero scuse per non testare</a>.</p>
<p>Mettiamo alla prova le nostre idee e lasciamo che siano i protagonisti del web ad indicarci la strada per il successo!</p>
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		<title>Spunti e previsioni web 2009</title>
		<link>http://blog.tsw.it/progetti-web/spunti-e-previsioni-web-2009_0002924.html</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 16:20:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Narda</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti Web]]></category>
		<category><![CDATA[Flash]]></category>
		<category><![CDATA[Google Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[i-phone]]></category>
		<category><![CDATA[mobile marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Web TV]]></category>

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		<description><![CDATA[Anno nuovo, tutti noi ci domandiamo: come cambierà il web nel 2009? Pochi si sbilanciano a fare previsioni, io mi butto, se non sei d&#8217;accordo... <a href="http://blog.tsw.it/progetti-web/spunti-e-previsioni-web-2009_0002924.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Anno nuovo, tutti noi ci domandiamo: come cambierà il web nel 2009? Pochi si sbilanciano a fare previsioni, io mi butto, se non sei d&#8217;accordo con me, dicci la tua! :-)</p>
<p>Ecco il mio pronostico:</p>
<p><strong>Mobile</strong></p>
<p>Nell’anno appena trascorso abbiamo assistito al proliferare di telefoni cellulari di nuova generazione dotati di web browser integrato ( i-Phone, Samsung Omnia, Nokia, … ).</p>
<p>Leggendo della traduzione dei servizi web di <a title="Servizi mobile di Google" href="http://www.google.com/intl/it_it/mobile/" target="_blank">Google</a> o <a title="Servizi mobile di Yahoo!" href="http://it.mobile.yahoo.com/" target="_blank">Yahoo!</a> per i cellulari o dell’introduzione del <a title="Search advertising per l'iPhone" href="http://www.marketingpilgrim.com/2008/12/google-search-advertising-goes-mobile-new-iphone-and-g1-targeting.html" target="_blank">search advertising</a> studiato appositamente per i-Phone e co., è facile intuire come le grandi aziende web si stiano interessando al fenomeno.</p>
<p>Quindi credo che il 2009 sarà l’anno in cui il web si relazionerà seriamente con la fascia di utenza mobile.</p>
<p><strong>Web TV</strong></p>
<p>L’accesso a prezzi ragionevoli alla banda larga e l’enorme interesse degli utenti per i servizi di streaming video sembrerebbero spianare la strada ad una concorrenza seria delle web TV alla TV tradizionale.</p>
<p>Le reti televisive come l’americana <a title="CBS e le web TV" href="http://www.marketingpilgrim.com/2009/01/tvcom-vs-hulu-who-wins-we-do.html" target="_blank">CBS</a> o l’italiana <a title="Le web TV Rai" href="http://www.rai.tv/mpweb" target="_blank">Rai</a> hanno già iniziato ad ampliare la loro proposta al mercato web.</p>
<p>Nel 2009, se continuerà questa espansione, potremmo assistere ad un forte investimento pubblicitario e quindi ad una crescita qualitativa delle offerte riguardati le TV via web.</p>
<p><strong>Nuove tecnologie</strong></p>
<p>Sul versante delle tecnologie per arricchire le pagine web di effetti e di interazione, nel 2009 dovremo fare i conti con l’avvento di alcune interessanti novità.</p>
<p><a title="Silverlight" href="http://silverlight.net/" target="_blank">Silverlight</a>, l’alternativa a Flash targata Microsoft, cercherà di conquistarsi una fetta di utenza sempre più grande, con la promessa di grandi prestazioni e facilità di programmazione.</p>
<p>Sempre sul fronte delle Rich Internet Application si affaccia <a title="JavaFX" href="http://it.sun.com/sunnews/feature/2007/070508/" target="_blank">JavaFX</a>, che secondo il produttore SUN Microsystems, porterà il web allo stadio 3.0 (chiamato così perché dovrebbe usare la tridimensionalità per immergere l’utente nei contenuti).</p>
<p>Infine, parlando di tridimensionalità, non posso non nominare l’eterna promessa promossa dal W3C: l’<a title="X3D" href="http://www.web3d.org/x3d/" target="_blank">X3D</a>, che forte dell’integrazione standard del plugin in Firefox3 potrebbe vedere aumentata la sua comunità di sviluppatori.</p>
<p>Cos’altro dire? Quest’anno ci sarà da divertirsi!</p>
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		<item>
		<title>Il web e la teoria del cioccolatino</title>
		<link>http://blog.tsw.it/progetti-web/il-web-e-la-teoria-del-cioccolatino_000507.html</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Mar 2008 11:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Morandini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti Web]]></category>
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione sito web]]></category>
		<category><![CDATA[semantica]]></category>
		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[In questo post cercherò di raccontare come si prepara un sito web, dalla scelta degli ingredienti al confezionamento finale. Non parlerò di Ajax o di... <a href="http://blog.tsw.it/progetti-web/il-web-e-la-teoria-del-cioccolatino_000507.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questo post cercherò di raccontare come si prepara un sito web, dalla scelta degli ingredienti al confezionamento finale. Non parlerò di Ajax o di “Web 2.0” ma analizzerò un sito nella sua sostanza, dando per scontato che il prodotto finale sarà al passo con i trend del momento.</p>
<p>Prendete un cioccolatino ripieno, avvolto nella sua carta,<noscript></noscript> scartatelo ed addentatelo: questo è un sito web. Carta che lo avvolge, rivestimento e ripieno: proverò a dare una buona ricetta per fare un buon cioccolatino, che accontenti la vista, il gusto e l&#8217;olfatto.</p>
<p style="text-align: center"><a title="Cioccolatino ripieno" href="http://www.flickr.com/photos/18595953@N06/2036854347/" target="_blank"><img src="http://blog.tsw.it/wp-content/uploads/2008/03/cioccolatino2.jpg" alt="Foto di un cioccolatino ripieno" /></a></p>
<h3><span id="more-507"></span><br />
<strong>1. Il ripieno</strong></h3>
<p>Nel ripieno ci sono i <strong>contenuti del sito</strong>. I contenuti sono la parte malleabile del sito, la sostanza, quello che fa distinguere un buon cioccolatino da uno mediocre.<br />
Prima di iniziare a selezionare gli ingredienti sarà indispensabile avere un&#8217;idea chiara di cosa il nostro sito dovrà offrire &#8211; gli obiettivi &#8211; e che necessità degli utenti andrà a soddisfare; prima di uscire sul mercato fate provare il vostro cioccolatino ad un gruppo di persone rappresentativo del vostro target di consumatori.<br />
I contenuti sono spesso eterogenei &#8211; testi, foto, filmati &#8211; e non è semplice trovare una giusta amalgama: basta poco per eccedere in un ripieno troppo saporito di immagini o troppo pastoso di testi. Il concaggio, cioè la fase di lento mescolamento dei contenuti per renderli omogenei, servirà appunto per permetterci di capire cosa potrà offrire il nostro sito.<br />
Il ripieno non ha forma &#8211; sarà con lo strato esterno che ci preoccuperemo di dargli un forma – però non tutte le forme si adatteranno al nostro ripieno.</p>
<p><strong>1.1 Ingredienti</strong></p>
<p>Bisogna sempre tenere a mente che se un contenuto è reso indipendente dal sito web, salvandolo in un database, ed è suddiviso nelle sue componenti principali (titolo, testo, data, descrizione etc.) sarà molto più facile poterlo sfruttare in diverse forme. Fra gli ingredienti di base abbiamo:</p>
<ul>
<li>una definizione degli <strong>obiettivi </strong>che vogliamo raggiungere con il nostro prodotto;</li>
<li>una ricerca sulle necessità del nostro potenziale <strong>pubblico di consumatori</strong>;</li>
<li>testi, fotografie, video, audio, mashup di dati provenienti da altri servizi, tutto ciò che sia pertinente agli obiettivi e requisiti che ci siamo fissati;</li>
</ul>
<p><strong>1.2 Suggerimenti</strong></p>
<p>Alcuni suggerimenti alla preparazione del ripieno del nostro sito.</p>
<ul>
<li>Scegliere vari ingredienti, che contribuiscano a definire il sapore ma che si amalgamino bene fra loro;</li>
<li>il ripieno non ha forma, ma solo sostanza. Il ripieno deve potersi adattare ugualmente bene in cioccolatini di diverse dimensioni, nello stesso modo che un contenuto deve poter essere visualizzato bene a seconda del mezzo a disposizione;</li>
<li>poiché gli ingredienti del ripieno devono essere aggiornati periodicamente, è utile studiare l&#8217;impatto che l&#8217;aggiornamento del sito avrà sui carichi lavorativi del personale assegnato: è meglio avere meno contenuti ma aggiornati piuttosto che tanti contenuti che hanno passato la data di scadenza consigliata.</li>
</ul>
<h3><strong>2. Il rivestimento</strong></h3>
<p>Una volta che abbiamo preparato il ripieno possiamo passare allo strato esterno. Si potrebbe pensare che se il ripieno è stato preparato con cura, lo strato esterno serva solo da contenitore. In realtà uno strato esterno scadente, una struttura del sito non adeguata, renderà scadente anche il suo contenuto.</p>
<p>Quando addentiamo un cioccolatino ripieno, i nostri sensi sono protesi al momento in cui l&#8217;involucro si spezzerà e permetterà al contenuto di raggiungere le nostre papille gustative. Per questo deve essere resistente per poter racchiudere i contenuti e malleabile per permetterci di recuperarli agevolmente:<br />
dover addentare un cioccolatino per diversi minuti per spezzare l&#8217;involucro ci darebbe la stessa frustrazione di dover cercare i contenuti nei meandri di un sito.</p>
<p>In questa fase avviene il temperaggio, il passaggio del cioccolato da una forma irregolare a una cristallizzata. Un sito, come la cioccolata, tende a cristallizzare in forme irregolari a causa delle modifiche che il progetto iniziale subisce nella sua evoluzione: è giusto che un progetto muti nel tempo a patto che questo processo venga controllato e gestito correttamente.<br />
La struttura di un sito, al contrario del contenuto, ha una forma e una consistenza: la forma è l&#8217;<strong>architettura del sito </strong>mentre la consistenza è data dal <strong>codice HTML</strong> che definisce ogni pagina.</p>
<p><strong>2.1 Ingredienti</strong></p>
<p>La preparazione dell&#8217;involucro è un processo delicato che deve tenere conto del processo precedente; fra gli ingredienti più importanti vi sono:</p>
<ul>
<li>una definizione di <strong>architettura del sistema</strong>, che sia dettagliata e facilmente adattabile a nuove esigenze;</li>
<li>un&#8217;<strong>analisi semantica</strong> delle sezioni del sito per dare una struttura ai contenuti: &#8220;Di fatto, si può estrarre un significato da qualunque cosa nel mondo. [...] Dovreste iniziare a vedere etichette semantiche apparire davanti a voi, ovunque guardiate. Se però iniziate a sentire anche delle voci sarebbe opportuno contattare urgentemente il vostro dottore.&#8221; :) (da Andy Clarke &#8211; <a href="http://www.transcendingcss.com/" target="_blank">Trascending CSS &#8211; the fine art of web design</a>);</li>
<li>un&#8217;<strong>analisi dei diversi media</strong> in cui il vostro sito può essere usufruito: una notizia su uno schermo di pc dovrebbe apparire in modo diverso che sullo <a href="http://blog.tsw.it/mobile-web/mobile-web-eric-schmidt-avra-ragione/" target="_blank">schermo di un palmare</a> e possibilmente non consumare tutto il magenta della stampante di un utente che desiderasse imprimerla su carta.</li>
</ul>
<p><strong>2.2 Suggerimenti</strong></p>
<ul>
<li>Provare i cioccolatini della <strong>concorrenza</strong>. Avete assaggiato un cioccolatino dal ripieno liquoroso che si sposava perfettamente con un rivestimento extra-bitter? Se vi è piaciuto è probabile che anche per il vostro impasto al liquore vada bene lo stesso mix. Ci sono ottimi pasticcieri in attività, è giusto imparare da loro e innovare con qualche tocco personale;</li>
<li>ricordarsi che l&#8217;involucro non è la stessa cosa del ripieno: l&#8217;involucro racchiude il ripieno senza mescolarvisi. Tutti i nostri contenuti devono essere esterni al sito, di modo che si possa facilmente decidere un giorno di cambiare la struttura del sito a seconda delle esigenze o dei gusti dei consumatori senza intaccare i contenuti;</li>
<li>non creiamo un involucro troppo rigido e prevediamo che in futuro nuove esigenze ci spingano ad avere bisogno di nuovi ingredienti;</li>
<li>l&#8217;involucro è quello che dà la forma al cioccolatino. Il modo per far sapere che un testo è un paragrafo piuttosto che una tabella o una lista è di racchiuderlo nel corretto tag HTML. Il linguaggio HTML è un <strong>ricettario </strong>con circa cinquanta ingredienti e solo alcune combinazioni lecite fra loro: è indispensabile conoscerli e saperli usare nel modo corretto.</li>
</ul>
<h3><strong>3. Il confezionamento</strong></h3>
<p>Infine la parte che non si mangia ma che spingerà l&#8217;utente a comprare il nostro cioccolatino piuttosto che un altro: la carta che lo avvolge. Possiamo preparare un ottimo cioccolatino, ma una confezione scadente eviterà che i clienti si fermino a guardarlo; allo stesso modo un cioccolatino scadente con una bella confezione attirerà sicuramente molti clienti che diventeranno clienti insoddisfatti.<br />
Per fabbricare la carta che avvolge il cioccolatino è lecito utilizzare tutte le tecnologie &#8211; CSS, Flash, javascript (Ajax) &#8211; che possono aiutarci a rendere la nostra confezione appetibile.</p>
<p>Una delle esperienze più frustranti è scartare un cioccolatino per scoprire che la carta vi è rimasta appiccicata; il nostro sito deve essere completamente accessibile anche senza la confezione, cioè senza lo strato di presentazione. In fin dei conti quello che si mangia è il cioccolatino, non la carta.</p>
<p><strong>3.1 Ingredienti</strong></p>
<ul>
<li>Un <strong>wireframing</strong>, elaborato preferibilmente da uno studio di usabilità, che permetta al grafico di avere un&#8217;idea dell&#8217;occupazione che le informazioni avranno all&#8217;interno delle pagine;</li>
<li>un <strong>documento di stile</strong>, cioè un documento che dia le linee guida generali sugli stili da utilizzare in un sito per i diversi elementi;</li>
<li>un documento di “<strong>etichettatura semantica</strong>” degli elementi principali di una pagina (titoli, liste, tabelle ecc.)</li>
<li>CSS, Flash e Javascript “unobtrusive”: tutto ciò che non è codice HTML non deve mescolarsi con la pagina e il sito (Jeremy Keith &#8211; <a href="http://domscripting.com/presentations/xtech2006/" target="_blank">Hijax: Progressive Enhancement with Ajax</a>).</li>
</ul>
<p><strong>3.2 Suggerimenti</strong></p>
<p>Di solito questa è la fase più coinvolgente, perché sarà quella che darà al prodotto il suo aspetto finale. Alcuni suggerimenti per affrontare questa fase:</p>
<ul>
<li>spesso capita di voler iniziare dal confezionamento del cioccolatino senza aver prima fatto il cioccolatino; è un grave errore che spesso porta a preparare confezioni che non riescono ad avvolgere tutto il sito;</li>
<li>è sempre importante ricordare che il gusto è un <strong>senso soggettivo</strong> e non tutte le persone lo sviluppano allo stesso modo: non fidiamoci di sottili sfumature per distinguere il nostro cioccolatino ma basiamoci su design patterns consolidati e chiari;</li>
<li>solo in questa fase iniziate ad usare la parola Ajax ed a considerare cosa possa rendere il vostro sito più gradevole da usare nelle funzionalità che già avete a disposizione. Diffidate da chi prima di parlare di architettura del sito vi parla di effetti Ajax e Web 2.0 perché non è un buon pasticciere.</li>
</ul>
<p>Se avete seguito con ordine i passi della preparazione e avete utilizzato le giuste persone nelle diverse fasi dovreste trovarvi con un buon sito, o almeno con un buon cioccolatino.<br />
Se i cioccolatini non sono il vostro forte e siete interessati ad approfondire l&#8217;argomento vi segnalo <a href="http://www.jjg.net/elements/pdf/elements.pdf" target="_blank">The Elements of User Experience</a> di Jesse James Garret.</p>
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		<title>Information Foraging – I cacciatori di contenuti</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2007 17:05:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Bellotto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Progetti Web]]></category>
		<category><![CDATA[design sito web]]></category>
		<category><![CDATA[Information Architecture]]></category>
		<category><![CDATA[progettazione sito web]]></category>
		<category><![CDATA[Usabilità]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli utenti del web come gli animali della giungla? L’analogia che riporta Jakob Nielsen nel suo “Web Usability 2.0” è supportata da molti dati.
Gli animali... <a href="http://blog.tsw.it/progetti-web/information-foraging-i-cacciatori-di-contenuti_000445.html" rel="nofollow" >Continua &raquo;</a>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli utenti del web come gli animali della giungla? L’analogia che riporta Jakob Nielsen nel suo <em>“Web Usability 2.0”</em> è supportata da molti dati.<br />
Gli animali cercano le loro prede nelle radure della giungla; gli utenti web, analogamente, cercano contenuti nei siti internet. Entrambi hanno la possibilità di capire se le tracce che stanno seguendo possono portare a buone prede facili da conquistare (per i navigatori questo si traduce in contenuti ricchi e facili da consultare).</p>
<p>Io oggi (ovviamente) mi soffermo sull’analisi dei navigatori. <strong>:-)</strong><br />
La teoria dell’<em>”Information Foraging”</em> cerca di interpretare alcuni comportamenti degli utenti di fronte alla scelta dei contenuti. Si tratta di un notevole aiuto per capire come organizzare i propri contenuti e come strutturare il flusso di navigazione tra le pagine del sito.<span id="more-445"></span></p>
<p>Tradotto significa “fiutare i contenuti”, ed è quello che gli utenti cercano di fare quando hanno bisogno di informazioni.<br />
Il classico <strong>iter che segue l’utente web</strong> alla ricerca di contenuti, si può riassumere come segue:</p>
<p><strong>1)</strong> Utilizza un motore di ricerca per inserirvi le parole chiave relative al contenuto desiderato</p>
<p><strong>2)</strong> Sceglie un sito che si trova nella pagina dei risultati, vi entra e cerca il contenuto. E qui si aprono a ventaglio una serie di considerazioni cruciali per il giudizio che l’utente avrà del sito:</p>
<ul>
<li>L’utente riesce a trovare il contenuto che sta cercando?</li>
<li>Se sì, quanto tempo impiega a trovarlo?</li>
<li>Quanto altro materiale si trova costretto a consultare prima di trovare quello che effettivamente cerca?</li>
<li>Riesce a capire in che sezione del sito si trova?</li>
<li>E’ in grado di risalire all’alberatura del sito?</li>
<li>E’ in grado di stabilire se nel sito in cui si trova ha la possibilità di trovare altro materiale interessante?</li>
</ul>
<p>Riflettendo su questi spunti, emerge chiaramente che, per soddisfare pienamente questa tipologia di “cacciatori di contenuti”, bisogna rivedere l’architettura delle pagine che compongono i siti e le modalità di presentazione dei contenuti.</p>
<p>Questo perché l’utente è disposto a spendere pochi secondi nel nostro sito, trascorsi i quali se non ne è soddisfatto, se ne andrà e cercherà i contenuti da un’altra parte.<br />
Questo fenomeno si è notevolmente accentuato negli ultimi anni a causa di diversi fattori, primo fra tutti il fatto che i motori di ricerca classificano i risultati in base alla loro qualità e rilevanza; ora per gli utenti è molto più facile trovare altri siti di qualità.<br />
Anche la diffusione di connessioni a banda larga sempre attive ha favorito questo fenomeno e ha contribuito ad amplificare quello che viene chiamato <em>“information snacking”</em> o <em>“spuntino informativo”</em>: brevi ricerche per ottenere risultati veloci.</p>
<p>Quali interventi sono dunque necessari per <strong>attirare i “cacciatori di contenuti” </strong>e fidelizzarli al nostro sito?</p>
<ul>
<li>Per prima cosa è indispensabile fargli trovare lungo i percorsi di navigazione, delle tracce dei contenuti che attraverso quel sito possiamo offrire.<br />
Queste tracce devono essere il più chiare possibile, dato che i “cacciatori di contenuti” sono di diversa tipologia, estrazione sociale, livello di educazione, ecc. Sono quindi da evitare terminologie di non immediata comprensione a favore di parole standard e di descrizioni appropriate sia per i link che per i pulsanti di navigazione.</li>
<li>In seconda istanza è importante dare agli utenti la piena percezione di dove si trovano in quel preciso istante. Un po’ come quando si visita una città nuova, sconosciuta: le informazioni disseminate lungo i percorsi sono importanti per orientarsi nel groviglio di strade, vie e passaggi. Idem per un sito che non si conosce: le indicazioni su dove portano i vari collegamenti, le azioni associate ai pulsanti e le descrizioni delle sezioni sono elementi essenziali per infondere al navigatore un sentimento di tranquillità, evitando così di farlo sentire spaesato in un posto nel quale non è mai stato (il nostro sito web).</li>
<li>Il sito presenta dei buoni contenuti facili da consultare? I due aspetti viaggiano di pari passo; se i contenuti ci sono ma sono difficili da consultare, oppure se i contenuti di immediata consultazione sono di scarso interesse, l’utente se ne andrà.</li>
<li>E’ importante non dare l’impressione di promettere chissà quali contenuti attraverso la presenza di elementi grafici che richiamano pubblicità o di slogan altisonanti: è più rilevante quello che il sito mantiene, non ciò che promette. Questo è ben impresso nella mente dei navigatori; se la prima volta sono rimasti delusi e la loro “caccia” nel sito è stata infruttuosa, ci sono buone probabilità che non ci tornino più. E’ essenziale quindi progettare un sito che attragga i “cacciatori di contenuti” presentando dei contenuti interessanti e facili da consultare.</li>
<li>Evitare di proporre per primi dei contenuti che gli utenti non hanno richiesto; nel caso avessimo del materiale utile come approfondimento o comunque legato al contenuto principale, limitiamoci a segnalarne la presenza, magari con un link o un piccolo richiamo grafico, in modo che l’utente, una volta individuata la sua presenza, possa decidere se visualizzarlo o meno.</li>
</ul>
<p>La tendenza è sempre più rivolta alle visite brevi, quindi il nostro sito deve essere uno strumento pronto ad accogliere questa nuova tipologia di visitatori; per fare questo basta seguire <strong>alcune semplici regole di progettazione</strong> che consentiranno al nostro sito di rimanere nella memoria dei visitatori e di essere ricordati come un sito dove si trovano ottimi contenuti facili da consultare.</p>
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