Marco Bellotto
TSW Web Project Manager
Information Foraging – I cacciatori di contenuti
21 marzo 2007Gli utenti del web come gli animali della giungla? L’analogia che riporta Jakob Nielsen nel suo “Web Usability 2.0” è supportata da molti dati.
Gli animali cercano le loro prede nelle radure della giungla; gli utenti web, analogamente, cercano contenuti nei siti internet. Entrambi hanno la possibilità di capire se le tracce che stanno seguendo possono portare a buone prede facili da conquistare (per i navigatori questo si traduce in contenuti ricchi e facili da consultare).
Io oggi (ovviamente) mi soffermo sull’analisi dei navigatori. :-)
La teoria dell’”Information Foraging” cerca di interpretare alcuni comportamenti degli utenti di fronte alla scelta dei contenuti. Si tratta di un notevole aiuto per capire come organizzare i propri contenuti e come strutturare il flusso di navigazione tra le pagine del sito.
Tradotto significa “fiutare i contenuti”, ed è quello che gli utenti cercano di fare quando hanno bisogno di informazioni.
Il classico iter che segue l’utente web alla ricerca di contenuti, si può riassumere come segue:
1) Utilizza un motore di ricerca per inserirvi le parole chiave relative al contenuto desiderato
2) Sceglie un sito che si trova nella pagina dei risultati, vi entra e cerca il contenuto. E qui si aprono a ventaglio una serie di considerazioni cruciali per il giudizio che l’utente avrà del sito:
- L’utente riesce a trovare il contenuto che sta cercando?
- Se sì, quanto tempo impiega a trovarlo?
- Quanto altro materiale si trova costretto a consultare prima di trovare quello che effettivamente cerca?
- Riesce a capire in che sezione del sito si trova?
- E’ in grado di risalire all’alberatura del sito?
- E’ in grado di stabilire se nel sito in cui si trova ha la possibilità di trovare altro materiale interessante?
Riflettendo su questi spunti, emerge chiaramente che, per soddisfare pienamente questa tipologia di “cacciatori di contenuti”, bisogna rivedere l’architettura delle pagine che compongono i siti e le modalità di presentazione dei contenuti.
Questo perché l’utente è disposto a spendere pochi secondi nel nostro sito, trascorsi i quali se non ne è soddisfatto, se ne andrà e cercherà i contenuti da un’altra parte.
Questo fenomeno si è notevolmente accentuato negli ultimi anni a causa di diversi fattori, primo fra tutti il fatto che i motori di ricerca classificano i risultati in base alla loro qualità e rilevanza; ora per gli utenti è molto più facile trovare altri siti di qualità.
Anche la diffusione di connessioni a banda larga sempre attive ha favorito questo fenomeno e ha contribuito ad amplificare quello che viene chiamato “information snacking” o “spuntino informativo”: brevi ricerche per ottenere risultati veloci.
Quali interventi sono dunque necessari per attirare i “cacciatori di contenuti” e fidelizzarli al nostro sito?
- Per prima cosa è indispensabile fargli trovare lungo i percorsi di navigazione, delle tracce dei contenuti che attraverso quel sito possiamo offrire.
Queste tracce devono essere il più chiare possibile, dato che i “cacciatori di contenuti” sono di diversa tipologia, estrazione sociale, livello di educazione, ecc. Sono quindi da evitare terminologie di non immediata comprensione a favore di parole standard e di descrizioni appropriate sia per i link che per i pulsanti di navigazione. - In seconda istanza è importante dare agli utenti la piena percezione di dove si trovano in quel preciso istante. Un po’ come quando si visita una città nuova, sconosciuta: le informazioni disseminate lungo i percorsi sono importanti per orientarsi nel groviglio di strade, vie e passaggi. Idem per un sito che non si conosce: le indicazioni su dove portano i vari collegamenti, le azioni associate ai pulsanti e le descrizioni delle sezioni sono elementi essenziali per infondere al navigatore un sentimento di tranquillità, evitando così di farlo sentire spaesato in un posto nel quale non è mai stato (il nostro sito web).
- Il sito presenta dei buoni contenuti facili da consultare? I due aspetti viaggiano di pari passo; se i contenuti ci sono ma sono difficili da consultare, oppure se i contenuti di immediata consultazione sono di scarso interesse, l’utente se ne andrà.
- E’ importante non dare l’impressione di promettere chissà quali contenuti attraverso la presenza di elementi grafici che richiamano pubblicità o di slogan altisonanti: è più rilevante quello che il sito mantiene, non ciò che promette. Questo è ben impresso nella mente dei navigatori; se la prima volta sono rimasti delusi e la loro “caccia” nel sito è stata infruttuosa, ci sono buone probabilità che non ci tornino più. E’ essenziale quindi progettare un sito che attragga i “cacciatori di contenuti” presentando dei contenuti interessanti e facili da consultare.
- Evitare di proporre per primi dei contenuti che gli utenti non hanno richiesto; nel caso avessimo del materiale utile come approfondimento o comunque legato al contenuto principale, limitiamoci a segnalarne la presenza, magari con un link o un piccolo richiamo grafico, in modo che l’utente, una volta individuata la sua presenza, possa decidere se visualizzarlo o meno.
La tendenza è sempre più rivolta alle visite brevi, quindi il nostro sito deve essere uno strumento pronto ad accogliere questa nuova tipologia di visitatori; per fare questo basta seguire alcune semplici regole di progettazione che consentiranno al nostro sito di rimanere nella memoria dei visitatori e di essere ricordati come un sito dove si trovano ottimi contenuti facili da consultare.
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Tags: design sito web, Information Architecture, progettazione sito web, Usabilità
Categorie: Progetti Web
4 Commenti a “Information Foraging – I cacciatori di contenuti”
Beh, che dire? Fa piacere che sempre nuovi studi dimostrino idee vecchie come il mondo, se solo la gente le avesse recepite prima…
Marco, tutto quello che tu indichi, giustissime indicazioni, sono il risultato a cui si potrebbe arrivare col semplice buonsenso. Cose che si dicono da sempre, ma che vengono costantemente ignorate.
Speriamo che una firma importante serva finalmente a qualcosa.
A proposito delle visite brevi?
Stavo giusto immerso in una discussione su un altro blog, dove pare che la visita breve sia da considerare per forza negativa. Alcuni non riescono a staccarsi dai vecchi concetti di lunghezza della visita, ecc. ecc. Non capiscono che il nuovo web comincia da una nuova mentalità nostra…
Concordo Fradefra…le visite brevi non sono un fattore negativo, piuttosto un’evoluzione del comportamento dell’utenza del web.
La visita breve è limitata nel tempo solo per la ricerca dell’informazione…poichè il fulcro della navigazione è diventato la fruizione dei contenuti e la personalizzazione degli stessi.
Non a caso il nuovo Web anche se registra una diminuzione della durata delle visite, vede come protagonisti gli utenti in discussioni, posting, citazioni.
La ricerca delle risorse è da considerarsi tempo perso ed è tempo che viene sottratto ad altre attività quali la pubblicazione di commenti, post, ecc.
Sono d’accordo Fradefra, sono indicazioni che il buonsenso dovrebbe già suggerire.
Purtroppo la continua ricerca di evoluzione e di novità, unita agli strumenti a disposizione sempre più complessi (vedi ad esempio software di elaborazione grafica), portano “gli architetti del web” a tralasciare queste basilari regole e a spingersi verso soluzioni che disorientano i navigatori e peggiorano la loro esperienza nel web invece che migliorarla.
Per quanto riguarda le visite brevi, credo non si possa stabilire a priori se siano positive o negative; dipende sempre dai tipi di siti che si analizzano e dagli obiettivi che si prefiggono. Per alcuni di essi le visite brevi sono molto positive, mentre per altri possono essere indice di una cattiva progettazione (e questi sono i casi in cui la lunghezza della visita è collegata in maniera diretta agli obiettivi stessi del sito).
C’è da dire che se l’esperienza di una visita breve è soddisfacente, l’utente può trasformarla in una visita media, o medio lunga: la progettazione può tener conto anche di questo aspetto.
In aggiunta a questo credo che gli obiettivi di un sito, e quindi la sua progettazione in relazione ad essi, possono variare nel corso del tempo; ecco allora che la proposizione di contenuti atti a favorire le visite brevi può ripetersi più volte nell’arco della storia del sito, magari ciclicamente in corrispondenza di particolari eventi o campagne di promozione.












Ciao Marco!
Leggo con molto piacere il tuo post.
Dai punti che elenchi nel post noto molte analogie con le guidelines sull’accessibilità fornite dal w3c.
Credo che un sito che segue queste norme ha molteplici vantaggi:
1- una maggiore usabilità(con la conseguente soddisfazione dei cosiddetti cacciatori di contenuti);
2- un allargamento dell’utenza potenziale del sito (hw/sw obsoleti, linee non performanti);
3- possibilità di fruizione del sito da parte di persone afflitte da handicap (si parla raramente dell’utilita sociale del Web);
4- un miglior posizionamento sui motori(mai dimenticarlo!!!! :-) );
5- un metodo di lavoro chiaro e formale da seguire;
6- una certificazione che costituisce un indice di qualità del sito stesso.
Una buona progettazione orientata a favorire i procacciatori di informazioni può avere molti altri vantaggi da non sottovalutare.