Giornali online e ottimizzazione per i motori di ricerca
6 febbraio 2007Un paio di settimane fa abbiamo deciso di avviare una ricerca su quotidiani online e motori di ricerca. Per capire qual è il panorama italiano, quello europeo e in parte quello americano.
C’è un fermento continuo sul tema, si moltiplicano gli eventi e i momenti di discussione. Il mio giornalaio di fiducia, Alvise, dice che secondo lui fra quattro anni anche in Italia le notizie non si leggeranno più sui quotidiani come li intendiamo oggi, merito di wi-fi e dell’abbassamento delle tariffe per navigare dai cellulari. E allora sta pensando a cosa fare per il suo futuro.
Il nuovo direttore del Los Angeles Times, James O’Shea, ha dichiarato pochi giorni fa di aver avviato un progetto per formare i giornalisti a scrivere per l’edizione online, per recuperare il tempo perso rispetto ad altre testate americane e per dare fin da subito maggiore visibilità ai suoi pezzi in rete. Qui la storia completa, recuperata via Google! ;-)
Padre di questa tendenza è stato il New York Times, che il 9 aprile 2006 uscì con un pezzo storico, intitolato “This Boring Headline Is Written for Google”. (Tra parentesi, le attività di search engine optimization per il New York Times sono seguite da Marshall Simmonds, non proprio un novellino del settore. Marshall è un – simpaticissimo – veterano dei Search Engine Strategies. Seguiva il SEO per About.com ed è passato al NYT dopo l’acquisizione).
Quel pezzo fece discutere, e in questi giorni si è ripreso a parlare di fine della fantasia e dei titoli evocativi, per favorire le spicce esigenze di visibilità dei contenuti nei motori di ricerca. Elinor Mills il 2 febbraio ha scritto su Cnet un articolo dal titolo “Newspapers search for Web headline magic” non proprio tenero nei confronti delle tecniche SEO per rendere visibili sui motori di ricerca i contenuti dei giornali digitali.
Ma perché tutta questa attenzione per i motori di ricerca? Tanto da coinvolgere nei progetti giornalisti di lunga data, quasi a voler re-insegnare a scrivere a pluriblasonate penne del giornalismo mondiale? Perché le notizie si leggono sempre di pìù online. E quindi la pubblicità si raccoglierà sempre di più online. Learn or die.
I dati americani d’altra parte parlano chiaro: secondo il report del NADbase (Newspaper Audience Database), uscito nella primavera del 2006, tra il gennaio 2005 e il dicembre 2005 i visitatori dei siti dei quotidiani sono aumentati del 21%, mentre le pagine viste sono aumentate del 43%.
“Unique visitors to newspaper Web sites jumped 21 percent from January 2005 to December 2005, and page views increased by 43 percent over that same period, according to NADbase. The analysis also shows that newspaper Web sites increased the total newspaper audience, particularly among younger readers, attracting 14 percent more 25- to 34-year-olds and 9 percent more 18- to 24-year-olds.”
Questa la situazione americana. Ma in Italia? Secondo il rapporto ISTAT diffuso a dicembre 2006, che compara i risultati rispetto alla ricerca del 2005,
“L’unica attività che fa registrare un decremento è l’uso della rete per leggere o scaricare giornali, news, riviste (che passa dal 36,6% del 2005 al 33,9% del 2006). [...] Le percentuali si riferiscono a persone di 6 anni e più con le stesse caratteristiche che hanno usato Internet negli ultimi 3 mesi.”
I dati meritano però un approfondimento sulle fasce d’età che guidano il calo, per il quale rimando al Rapporto completo “Le tecnologie dell’informazione e della comunicazione: disponibilità nelle famiglie e utilizzo degli individui”.
Tornando alla nostra ricerca, siamo partiti dall’analisi delle versioni on line e cartacee delle principali testate italiane – La Repubblica, Corriere della Sera, Il Sole 24 Ore e La Gazzetta dello Sport –, un campione di quotidiani europei – lo spagnolo El País, il francese Le Monde e il tedesco Süddeutsche Zeitung. Completano la ricerca The New York Times e l’International Herald Tribune.
Pubblicheremo nei prossimi giorni la ricerca completa con indicazioni metodologiche, dettaglio delle analisi e risultati.
Intanto alcune anticipazioni:
- le URL, un elemento molto importante per la diffusione della pagina (ad esempio, la classica frase via e-mail ai propri amici: Ti segnalo questo link) ed unità fondamentale per inquadrare la notizia all’interno dei risultati delle ricerche, si dividono principalmente in tre tipologie:
- URL parametriche, quindi non parlanti: comprendono parametri alfanumerici non significativi per il lettore (per esempio per Le Monde o Il Giornale: www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=154958)
- URL parlanti, che contengono cioè elementi linguistici significativi per la catalogazione cronologica e/o di area di contenuti del giornale (www.repubblica.it/scuola_e_universita/index.html) o sui contenuti dell’articolo (www.repubblica.it/2007/02/sezioni/sport/calcio/serie_a/ agente-morto-3/stadi-a-norma-e-no/stadi-a-norma-e-no.html)
- Ibridi, che includono parametri ed elementi lessicali significativi (www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Sport/2007/02/ calcio_amato_060207_md.shtml?uuid=caece688-b5c8-11db -b223-00000e251029&DocRulesView=Libero)
Le URL parlanti che presentano elementi lessicali significativi sono naturalmente le più efficaci sia per il lettore umano che per lo spider del motore di ricerca.
- l’unica testata ad avere nelle pagine degli articoli un metatag description costruito ad hoc è il New York Times. Per il resto si va dal riprendere titolo e occhiello (per esempio La Gazzetta e il Corriere) o la description generica presente in home page (per esempio La Repubblica e Le Monde)
- nessuna delle quattro testate italiane esaminate ha un file sitemap.xml, mentre per esempio è presente per El País
Ma in attesa di pubblicare e discutere insieme i risultati completi dell’analisi volevo chiedere a te giornalista che passi di qua, quando scrivi tieni conto di come vivranno i tuoi pezzi in rete e di come i motori di ricerca ‘leggeranno’ e considereranno i contenuti? Consideri questo nuovo lettore intermediario dell’informazione una opportunità o un limite?
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Tags: posizionamento naturale, progetto di ricerca, quotidiani on line, tecniche SEO
Categorie: Search Marketing
11 Commenti a “Giornali online e ottimizzazione per i motori di ricerca”
[...] Giornali online e ottimizzazione per i motori di ricerca Pensi a Google quando fai i titoli? (tags: seo search title newspaper newsmagazine journalism) [...]
Ciao Jacopo, proprio due righe di commento :)
Credo che l’interesse per il SEO cresca al crescere dei potenziali lettori online, che comunque cercano info dai motori. Poi magari sottoscrivono il feed.
Sarebbe interessante avere un profilo del lettore online delle principali testate giornalistiche italiane, per aree di contenuto.
Non lascerei da parte come motivazione la raccolta pubblicitaria, che si sposta online – o dovrebbe spostarsi – al crescere dei lettori della versione digitale.
Nemmeno io sono giornalista, anche se ho collaborato per 3 anni con alcune importanti testate del Venezuela. C’è un indicatore che mi fa pensare che il tavolo in Italia è già pronto: secondo la classifica Alexa, che per quanto non sia precisissima è molto vicina ad una stima di traffico, nei primi 100 siti italiani ci sono le più importanti testate, ad esempio:
1.- Google Italia (*)
2.-…
…
10.- La Repubblica
11.-…
12.- Corriere della sera
18.- Blogger (*)
27.- Gazzetta dello sport
70.- Il Sole 24 Ore
90.- Blog di Beppe Grillo (*)
Siccome ero sicuro che qualcuno avrebbe avuto qualcosa da ridire sui dati d’Alexa… ho cercato altre statistiche, come ad esempio quelle di http://www.nielsen-netratings.com che comunque non sono esageratamente diverse e ci offrono un altro dato importante: il numero di visitatori unici.
Company | Visitatori unici dic/2006
1 Google | 14,805,607
2 MSN/Windows Live | 9,250,369
3 Alice | 9,234,017
4 Libero | 9,180,008
5 Yahoo! | 8,234,278
6 eBay | 6,782,330
7 Microsoft | 6,757,661
8 Wikipedia | 5,188,823
9 Tiscali | 3,989,620
10 SeatPG Directories Online | 3,989,340
11 alterVISTA | 3,321,692
12 La Repubblica | 3,315,347
13 Tuttogratis | 3,204,223
14 Leonardo.it | 3,098,667
15 Vodafone Omnitel | 3,027,199
16 Corriere della Sera | 2,868,461
17 Trenitalia | 2,816,278
18 Ciao! | 2,671,118
19 Poste Italiane | 2,549,207
Facendo un confronto con un altro mercato, negli Stati Uniti troviamo soltanto 3 versioni on line di quotidiani nei primi 100 siti sempre in Alexa.
13.- CNN (*)
23.- The New York Times
73.- Washington Post
87.- USA today
Tra i primi 100 siti al mondo, invece, non c’è nessuna versione on line di un quotidiano, a parte il http://www.nytimes.com in 113a posizione (numero poco piacevole per gli americani:)).
Dopo aver visto questi numeri, ognuno potrà farsi una sua impressione. Il fatto che l’Italia sia tra gli ultimi posti in Europa per numero di lettori di giornali cartacei, è secondo me un altro indicatore di quanto il salto all’online dovrebbe/potrebbe accelerarsi ed essere considerato ancor di più visto come l’universo di italiani che navigano in Internet aumenta allegramente. :)
(*) non sono quotidiani, segnalo questi siti come punto di riferimento.
Scusate ancora un mio commento ma, vale la pena segnalare questo articolo sul Corriere online:
New York Times: tra 5 anni forse solo Web
[...] proveniente dal SEO. L’argomento si fa ancora più interessente ora che Miriam in un bel post sul blog di TSW ha ristretto il campo d’azione al mondo dei quotidiani online. Approfittatene per dare il vostro [...]
Il corso che un paio di mesi fa ho tenuto in ADICO era proprio di scrittura ottimizzata di articoli e comunicati stampa. Beh, pensavamo ci sarebbero stati tre gatti, invece erano trenta! Tutti giornalisti, addetti stampa, pubblicisti, responsabili comunicazione di altrettante aziende del settore.
Beh, il corso si replicherà e già ci sono le prime adesioni, anche se mancano un paio di mesi.
Non so, se tanto mi da tanto, credo che l’interesse per il tema sia in aumento, anche grazie all’opera di diffusione di cultura che alcuni stanno facendo attorno al fatto che se la struttura del sito è sana, i contenuti fanno molto, se non moltissimo. Alla fine, i migliori posizionatori sono proprio quelli che scrivono, se lo sanno fare.
Devo dire che ho provato soddisfazione per il fatto che andando a rileggere le cose scritte da quelli a cui modestamente ho insegnato qualcosa, la visibilità se la sono conquistata. Senza trucchi e trucchetti. Bravi, quindi, quelli che hanno scelto questa strada.
Devo ammettere che, durante i due anni in cui ho scritto per il web su http://www.itnews.it, nel comporre i titoli non ho mai pensato a fare in modo che il mio articolo fosse maggiormente indicizzabile dai motori di ricerca, sebbene “consideri questo nuovo lettore intermediario dell’informazione come una grande opportunità”.
Nemmeno io sono giornalista, ma mi piacerebbe raccontare la mia esperienza con il blog TSW.
Ovviamente sappiamo come “leggono” i motori di ricerca e cosa apprezzano, e utilizziamo queste conoscenze nello scrivere i nostri post e nella scelta dei titoli.
Questo però non significa per forza dare la precedenza al “lettore artificiale”, ma conoscere le conseguenze di una scelta.
Ad esempio, mi piace molto il titolo che è stato scelto per un vecchio post di Mauro sulla Web Analytics: “Quello che i visitatori non dicono… ma che possiamo capire con la web analytics!”
Forse ai motori di ricerca sarebbe piaciuto di più qualcosa tipo “Web analytics: analizzare i dati statistici di un sito”, ma in quel caso abbiamo deciso di dare la precedenza ad un titolo, secondo noi, di maggiore impatto.
Sono d’accordo con te Lucia. L’equilibrio è sempre importante… non si può pensare solo ai motori e non si può essere creativi (di quelli un po’ matti :)) sempre al 100%… Ma ne sta parlando, e tanto! Girando per la rete, ho trovato questo articolo del Corriere on line.
Penso, anzi sono sicuro che queste voci nella rete confermano l’importanza delle SEM/SEO Agency, non è semplice capirlo… tanto meno farlo… il Web Marketing!!
A proposito di URL parlanti avrei una domanda da porre: come giudicherebbero i motori di ricerca il mio comportamento se decidessi di creare delle url parlanti che fanno un redirect alla url (e pagina) vera e propria del mio sito? Ovviamente le pagine delle url parlanti non saranno delle Doorway page e quindi vuote, ma avranno un contenuto inerente al sito in cui poi vengono ridiretti (però queste pagine gli utenti non avranno modo di vederle).
Attendo la vostra saggia risposta :-) !
ciao













Non sono un giornalista, ma provo a dire la mia da SEO insider, in attesa di leggere i risultati complessivi e le altre opinioni dei vostri lettori.
Nell’approccio al web italiano da parte delle piccole, medie e grandi testate, manca di sovente l’aspetto conoscitivo. Da intendersi nel lato più tecnico e limitante possibile. Ignorano del tutto l’esistenza di certe dinamiche, di certe relazioni, etc… Figuriamoci se cominciamo a parlare di algoritmi, ranking, PR etc…
Probabilmente a non far avvertire in modo pressante la necessità di aggiornare alcuni aspetti strutturali seo related, concorre il fatto che comunque un giornale ha già la sua quota di lettori. Gode di doppia diffusione (quella cartacea e quella on line).
A smorzare la possibilità che il traffico alle versioni online possa scendere sotto un’accettabile soglia, concorre forse il fatto che le news online campano in modo parzialmente dipendente da bounce, aggregatori di news e social media.
Non ci dimentichiamo che gli articoli dei giornali vengono continuamente linkati da siti o anche da blog. Il che è traffico aggiunto che si somma a quello di partenza. Con una conseguente link popularity sviluppata in maniera non drogata, quanto piuttosto in modo ‘naturale’.
Inoltre il problema per un giornale sarebbe istruire (con relativi costi) i propri giornalisti a scrivere non solo per il web, ma a scrivere per i motori di ricerca. Il che, per chi ha un approccio vecchio stampo rispetto alla scrittura, può essere un ostacolo non così irrilevante da superare, perchè è necessario addentrarsi in dinamiche che, giustamente, al giornalista sono del tutto estranee.
In breve, come si convince chi il traffico già ce l’ha e anche tanto, che conviene investire qualche centinaio di migliaio di euro per un riassetto SE oriented?