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Le Piccole e Medie Imprese Italiane e il Social Media Marketing

31 maggio 2010

Navigando tra i blog mi sono re-imbattuto in questa ricerca del TeDis, di giugno 2009. Ho avuto la fortuna di conoscere chi l’ha ideata e scritta e vi invito a leggerla. Vi racconterà una realtà forse per certi versi scontata, ma difficile da ritrovare nelle statistiche nazionali: la ricerca è stata condotta ormai un anno fa, tuttavia credo sia da ritenere ancora molto attuale. Un concetto che ben la riassume, preso dallo stesso post in cui è pubblicata, è:

“Oggi esiste una certa distanza tra l’impresa del made in Italy e la comunicazione sui social media. Di più: la Pmi del made in Italy si dimostra cauta anche nei confronti del web classico, sotto forma di siti con contenuti dinamici e multimediali.”

Le Piccole e Medie Imprese compongono la parte più densa del tessuto industriale italiano. È utile allora farsi qualche domanda su come queste potranno affrontare le sfide del futuro, almeno per quanto riguarda i Social Media, ma anche il Web Marketing in generale.

La ricerca mette in evidenza le difficoltà che le nostre aziende hanno su questo fronte, ma mostra anche un bagliore di speranza, di cambiamento. Ci sono aziende che ce l’hanno fatta, e anche in modo egregio, non vi racconto nulla di nuovo se nomino Lago e Valcucine.

Magari in futuro vi proporrò una ricerca sul settore dell’arredo casa, come abbiamo fatto per il Fashion System e per i Musei, ma per il momento vorrei farvi passare un concetto più generico: l’importanza di accettare la sfida dei social media.

Se prendiamo la realtà manifatturiera, a prescindere dal settore specifico, si nota ancora una certa avversità alle nuove tecnologie del Web. Manca spesso una cultura di base su internet, figuriamoci parlare di comunicazione integrata, pubblicità online, Social Media Marketing ecc. Questo sembra essere ancora più vero col diminuire della dimensione aziendale. Un’impresa di piccole dimensioni ha più difficoltà a trovare le risorse, siano esse fisiche (persone) che economiche.

Ma mi chiedo…restare ancorati ad un vecchio modello di comunicazione, quello classico ed apparentemente funzionante dei Media tradizionali, salverà le aziende più restie dalla rivoluzione? Potrebbe essere invece che rimanere legati a questi mezzi sia ancora più rischioso che abbandonarli? Le risposte non sono banali, tantomeno semplici. E ovviamente lo scopriremo solo in futuro.

Per ora però, di certo, c’è che il Web sta avanzando con un passo che potremmo definire “Napoleonico”, nella vita delle persone e delle aziende. Sta entrando in maniera più o meno invasiva in tutti i settori. Il modo stesso di comunicare sta cambiando, ma anche questo non è un concetto nuovo.

L’elemento principale da considerare quindi è il cambiamento. Ma vediamo meglio alcuni punti, i più critici.

Cambiare ha un costo? Sicuramente sì. Ma quello di non cambiare può essere anche più alto, si può pagare anche con la propria vita (dell’azienda ovviamente :-).

A ben vedere poi, i costi di accesso a queste tecnologie non sono così elevati. Le competenze naturalmente si pagano, ma i costi di un’azienda specializzata comprendono anche la sua affidabilità e la sua esperienza nel settore. Per quanto riguarda i budget, invece, si può sempre valutare uno spostamento di risorse dedicate all’offline verso l’online.

Il treno dei social media sta passando ora. Chi non lo prende rischia di perdere la possibilità di:

  • Migliorare il rapporto con i clienti: creare un dialogo è fondamentale. Permette di trovare delle idee a basso costo, capire le esigenze del proprio utente, ascoltare le lamentele… in una frase, “ascoltare per migliorarsi”.
  • Tenere sotto controllo la propria reputazione: sui social media potrebbe essere che già parlino di noi, basta capire come ed intervenire, sia che lo facciano in modo positivo che negativo. Se non parlano di noi, invece, si può valutare se possiamo stimolare le persone a farlo, no? :-) Diffondere il marchio dove ancora non è presente aumenta sicuramente la brand awareness.
  • Potenziare la propria strategia di comunicazione: sul Web si misura più o meno tutto. Lo stesso vale per i social media. Anche se il panorama da questo punto di vista è ancora un po’ acerbo, è sicuramente in forte crescita. Misurare gli effetti della comunicazione significa anche migliorare la strategia stessa. Inoltre sul Web è più facile legarla a meccanismi virali, renderla più efficace ed efficiente. Un ulteriore punto da non sottovalutare è la possibilità di costruire una strategia integrata tra i vari social media, canalizzando le visite al sito e costruendo percorsi logici studiati per l’utente.
  • Allargare il proprio business: Internet è una dimensione complessa e i social media ne rappresentano sicuramente la parte in più rapida evoluzione al momento. Riuscire a muoversi in questo contesto vuol dire anche saper cogliere nuove opportunità, affrontare nuove sfide, captare potenzialità di partnership… insomma, avere il fiuto giusto per trovare nuove occasioni di crescita economica.

Ovvio che c’è anche qualche rischio ad utilizzare il Web 2.0: ci si espone alle critiche e ai commenti negativi e, se non si è pronti a gestire questo rapporto, “la bomba ci potrebbe esplodere in mano”. Tuttavia, un approccio trasparente e corretto può aiutarci a trasformare questi rischi in nuove opportunità.

Del resto, ogni cambiamento, sopratutto se di grandi dimensioni, non porta solo a conseguenze negative, ma anche a nuove opportunità di business, e così anche il Web 2.0 e i social media.

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Categorie: Social Media Optimization, Web Marketing

11 Commenti a “Le Piccole e Medie Imprese Italiane e il Social Media Marketing”

davide scrive:
31 maggio 2010 alle 10:18

ottimo post Stefano. Personalmente la cosa che mi spaventa è appunto il basso costo… ultimamente per prendere questo benedetto treno i Piccoli medi imprenditori stanno mettendo in campo delle risorse low cost piuttosto spaventose… il figlio 13enne che sa smanettare, il parente, lo stagista che non costa nulla e che oltre a far fotocopie ora fa pure Facebook e si dovrebbe sentire qualificato…. Il problema è che questo non è un pericolo ma la realtà, se bazzichi per social e blog avrai visto senz’altro questi approcci low cost assai risparmiosi ma rischiosi… per questo al tuo post aggiungerei un’unica precisazione: pensateci 10 volte prima di mettere in mano i social media e quindi il vostro rapporto DIRETTO con i consumatori a chicchessia!!!

ps. ah un esempio su tutti di conseguenze della tecnica del risparmio… i profili personali su Facebook utilizzati dalle aziende!!!

1 giugno 2010 alle 09:50

[...] the original: Ludovico Canali: Le Piccole e Medie Imprese Italiane e il Social Media Marketing [...]

Alessandra scrive:
1 giugno 2010 alle 11:12

Complimenti Stefano, hai colto perfettamente il messaggio, peraltro volutamente molto cauto, della ricerca in questione.
Personalmente credo che sia ancora molto difficile trasmettere alle generazioni passate (ovviamente non me la sento di generalizzare) e alle piccole e medie realtà, la sensibiità nei confronti di questo forte cambiamento in atto. Certo non è una novità, ma il significato e le implicazioni di questo mutamento restano ancora molto difficili da comprendere (nonostante i numerosi sforzi accademici, editoriali, blog e quant’altro…atti a rappresentare le caratteristiche di questo nuovo paradigma sociale…me la passate come definizione?).
I Social Network restano ancora nel top of mind uno strumento ludico e se ne ignorano le enormi potenzialità come strumento di ascolto, di “controllo” della propria reputazione, attivatore della brand advocacy…è fondamentale, però, come dice Davide conoscere lo strumento e non affidarsi all’improvvisazione. Le dinamiche sociali coinvolte non sono banali e sono, non a caso, oggetto di studio. Essere iscritti a FB, ad esempio, non implica la completa conoscenza del mezzo, soprattuttoin termini di potenziali effetti e “must do”.

Personalmente credo che per le PMI, ripeto non tutte (ma i numeri parlano da soli), investire in qualcosa percepito ancora come ludico sia notevolmente difficile da realizzare e quindi considerare in termini strategici come investimento…nonostante questo sono stata a qualche work shop dell’Unindustria di Treviso, ho notato interesse da parte dei presenti…l’argomento affascina…ma una volta tornati a casa cosa resta!? Quello che dice Davide! Il figlio tredicenne messo a smanettare…

Concludo con un’ultima considerazione: le PMI sono un tessuto di imprese principalmente destrutturate, dove il business è fortemente legato a rapporti interpersonali…in altri termini forse legato ad una brand advocay che si sviluppa offline. Tutto ha sempre funzionato così…ora le instabili congiunture politico/economiche mondiali, gli evidenti di effetti culturali e sociali di un mondo sempre più interconnesso, quindi la crescente apertura dei mercati, l’internazionalizzazione…ecc. richiamano chi si trova a formulare le nuove strategie aziendali ad un’obbligata riflessione. Internet come i SM fanno parte di questa nuova realtà.

Ale!

1 giugno 2010 alle 19:43

Ciao Davide, trovo il tuo articolo estremamente interessante anche se mi permetto di non essere molto ottimista.
L’Italia – e soprattutto il Triveneto – è dotata di uno stuolo di piccole imprese gestite, in massima parte, in maniera paternalistica.

Nella maggior parte di queste aziende il budget per le attività di marketing è esiguo, per alcune proprio non esiste. Di conseguenza, lo dici tu stesso, credo sia veramente difficile riuscire a “vendere” il prodotto Social Marketing quando è estramemente difficoltoso vendere il “semplice” sito web.

Ammetto di essere oltremodo pessimista ma sono costretto a dire, per quella che è la mia esperienza (perciò prendetela per quello che può valere) che, nella maggioranza di queste aziende, il social difficilmente sfonderà.
Il cambiamento potrà avvenire solo quando, per cause naturali (e, paradossalmente, in questo caso, la crisi può portare dei benefici a questo tipo di mercato) vi sarà un cambio generazionale, un ringiovanimento della classe dirigente di queste piccole aziende.

Aggiungo anche che il social, ancora più del sito web, necessita di un coinvolgimento aziendale molto più spinto.
Mi spiego meglio: non può esserci un professionista (escludo a priori il figlio della cugina del nipote della segretaria del capo, molto bravo con Facebook!) che gestisca autonomamente il flusso di informazioni aziendali all’interno del Social. Deve essere la totalità delle compagine aziendale o una sua massima parte che collabora a generare un flusso di informazioni coordinato, poi, da questo stesso professionista. E un po’ come nel calcio se difesa, centrocampo e attacco si muovono all’unisono allora si fa il bel gioco!
Questo, dal mio punto di vista, complica ulteriormente le cose e magari può frustrare anche quelle poche attività di comunicazione via Social che riescono a definirsi.

Infine – e concludo – non credo che il Social sia attivabile tout court per tutti i settori. Ritengo, infatti, che per target e, soprattutto, per le modalità con cui vengono presentate le informazioni, alcune aziende, pur realizzando campagne create cum grano salis, otterrebbero comunque risultati piuttosto scarsi.
La sostanza, a mio modesto avviso, è questa: il social è un’arma potentissima ma con un grado di penetrazione ancora piuttosto basso e non utilizzabile solo in alcuni settori di mercato.

Stefano Guerra scrive:
3 giugno 2010 alle 16:16

Ciao a tutti,
sono felice che abbiate apprezzato il post e vi ringrazio per gli spunti davvero interessanti, che in gran parte condivido.

La mia tesi è quella della necessità di una maggiore sensibilizzazione delle piccole e medie imprese verso il mondo di internet e dei social media. È ovvio che questo non vale per tutti i settori, ma quando parlo di sensibilizzazione mi riferisco ad un raggio quanto più ampio possibile di imprese, soprattutto manifatturiere, perché se è vero che queste sono la spina dorsale del Paese, è altrettanto vero che spesso mancano non solo le competenze interne ma anche la capacità di comprendere gli enormi vantaggi che la Rete può offrire.

Le aziende a non avere nemmeno un sito web sono ancora molte, per cui ecco che quello dei social media può essere un punto davvero interessante su cui fare leva per poter stimolare un processo che, a catena, vada a coinvolgere anche tutti gli altri aspetti della comunicazione più tradizionale.

In un momento di crisi come questo, dove la necessità di trovare soluzioni efficaci ed efficienti è forte, penso che i social media possano diventare un interruttore, una porta di ingresso per esplorare le più ampie possibilità che la Rete stessa può offrire, visto che questa realtà è ancora “scandalosamente” sconosciuta a molti operatori di mercato. Che ne pensate?

Marco scrive:
10 giugno 2010 alle 10:56

Buon giorno Stefano,
condividiamo pienamente le tue opinioni,stiamo cercando i capitali necessari per finanziare la nostra iniziativa Imprenditoriale,Il nostro obbiettivo è, produrre e commercializzare in tutto il Mondo un’ampia gamma di manufatti di alta qualità con l’utilizzo di tecniche di costruzione innovative apliamente collaudate.

Il Legno sarà la materia prima principale,mentre le Resine Epossidiche e Materiali Compositi verranno utilizzati come materiali secondari.

La nostra produzione prevede la costruzione di Yachts di lusso sia a Vela che a Motore,Houseboat e Case/Ecosostenibili chiavi in mano.

La Sede Operativa attualmente è allestita sul Territorio Pratese ed ha una superfice coperta di 3.000 M.q. .

Il nostro piano Industriale prevede un investimento di 3.600.000,00 € in cinque anni,e la previsione del fatturato al quinto anno di circa 70.000.000,00 di €.

L’investimento sopra descritto permetterà di creare un polo industriale di 15.000 M.q con circa 300 addetti.

Il problema principale riscontrato è trovare i fondi necessari,puoi darci qualche consiglio utile ?
Ti ringrazio anticipatamente

Nicola Zago scrive:
23 giugno 2010 alle 17:19

Ciao Stefano, ottimo post, ottimo confronto. Per me il cuore della questione non è se e come convincere le PMI a usare i social media. Dobbiamo convincerle piuttosto a diventare “social”, a scardinare i vecchi paradigmi organizzativi, a fare un salto culturale. Per questo qualsiasi progetto di questo tipo affrontato da una PMI non può non avere ore dedicate al cambio organizzativo, senza neanche parlare di internet e tecnologia.

Quando l’azienda si sarà trasformata, o avrà comunque innescato il cambiamento in alcune sue parti, l’uso dei social media arriverà come spontanea risposta. Un tentativo al contrario non starebbe in piedi.

Essendo stato parte e osservatore privilegiato di questo cambiamento, garantisco che il gioco funziona solo così.

30 giugno 2010 alle 07:46

[...] Le Piccole e Medie Imprese Italiane e il Social Media Marketing Navigando tra i blog mi sono re-imbattuto in questa ricerca del TeDis , di giugno 2009. Ho avuto la fortuna di conoscere chi l’ha ideata e scritta e vi invito a leggerla. blog: tsw blog | leggi l'articolo [...]

paolo scrive:
30 giugno 2010 alle 15:31

Prima di tutto devo fare i complimenti per l’articolo chiaro ed esaustivo, così come alcuni spunti dei commenti sono interessanti.
Effettivamente è sempre difficoltoso parlare di social media, investimenti marketing e PMI insieme!
Non è facile e sicuramente ci vorrà del tempo per avere sul web una presenza attiva e partecipativa della maggioranza delle aziende italiane, ovvero la PMI.
Però qualcosa si muove. Vorrei suggerire Agork, una piattaforma di social software per creare comunità on-line delle aziende. Sembra che abbia dei costi accessibili, ma soprattutto offre una serie di servizi che permettono anche ad aziende a digiuno di web 2.0 di ottenere risultati.

Stefano Guerra scrive:
5 luglio 2010 alle 16:14

@Marco: i finanziamenti sono un tema scottante per le nuove imprese, soprattutto per le PMI; proprio l’altro giorno al Venezia Camp ho seguito un interessante intervento di https://www.prestiamoci.it/, magari ti può essere utile.

@Nicola: più che di social media si dovrebbe parlare di cambiamento nell’organizzazione, sono d’accordo. Le strutture a forte carattere paternalistico e orientate più alla produzione che al marketing delle PMI, soprattutto per quanto riguarda il Nord Est, rischiano di essere il tappo di bottiglia del potenziale cambiamento di queste stesse piccole aziende.

@Paolo: non ho mai avuto modo di approfondire Agork, ma lo farò sicuramente :-). Ho la sensazione che i mezzi attualmente a disposizione delle PMI, per potersi esprimere nel web, non manchino.

8 luglio 2010 alle 16:20

[...] molti il web è ancora qualcosa di effimero, come abbiamo approfondito in relazione ai Social Media, ma dal numero di presenze in sala abbiamo la forte sensazione che il cambiamento sia alle [...]

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