Gabriele Lauritano
TSW Statistics Analyst
Campagne online e attribuzione di valore
3 luglio 2009Molte aziende di successo investono nella Web Analytics perché sanno che essa rappresenta un’attività cruciale per sviluppare l’efficienza e l’efficacia di una strategia di internet marketing.
La Web Analytics permette, ad esempio, di ottimizzare l’acquisizione di traffico qualificato individuando le campagne online che garantiscano il maggior ritorno sugli investimenti.
Come si calcola il ritorno sugli investimenti di una campagna online?
La formula è semplice:

La parte complessa riguarda il calcolo del valore generato da ciascuna campagna.
Questo calcolo, infatti, dipende dal modello di attribuzione del valore che si sceglie di applicare.
I principali modelli di attribuzione del valore sono:
- Last-click attribution: il valore generato dalla conversione viene attribuito all’ultima campagna che ha portato l’utente sul sito
- First-click attribution: il valore viene dato alla prima campagna che ha portato l’utente sul sito
- Linear attribution: il valore viene attribuito equamente a tutte le campagne che hanno portato l’utente sul sito
- Weighted attribution: il valore viene assegnato in maniera ponderata a tutte le campagne che hanno portato l’utente sul sito (es: il 40% del valore viene attribuito alla prima campagna, il 40% all’ultima campagna e il 20% alle altre campagne).
Facciamo un semplice esempio. Immaginiamo un utente con un comportamento di visita di questo tipo:

Qual è il valore generato da ciascuna fonte di traffico? Come abbiamo visto il valore generato dipende dal modello di attribuzione che scegliamo di applicare:

Il modello di attribuzione Last-click rappresenta lo standard applicato dalle principali soluzioni di Web Analytics e di keyword advertising come Google AdWords.
In alcuni casi, però, decisioni di investimento e di gestione delle campagne online basate sul modello di attribuzione Last-click possono compromettere il rendimento delle attività di online advertising e di acquisizione di traffico qualificato.
Applicando tale modello di attribuzione, infatti, il valore della conversione (100€) viene completamente attribuito a Google (organico) (brand-name) senza riconoscere il contributo delle altre fonti di traffico.
Google Analytics e Last-click attribution
Con la configurazione standard di Google Analytics la conversione è attribuita sempre all’ultima campagna e pertanto verrà assegnata a: Google (organico) (brand-name)
L’utente ha convertito con una frase di ricerca brand, ma la sua conversione è stata resa possibile da 2 precedenti visite not brand (la prima da organico e la seconda da ppc).
Con l’implementazione standard stiamo perdendo un’informazione molto importante che ci può servire per ottimizzare le attività di acquisizione di traffico qualificato: Google Analytics ci dice solo che l’utente ha convertito con “Google (organico) (brand-name)” ma non ci dice che ha conosciuto il sito con “Google (organico) (assicurazione auto economica)” e che è ritornato una seconda volta con “Google (ppc) (assicurazioni online)”.
Google Analytics e sequenza completa delle fonti di traffico
Attraverso una configurazione particolare di Google Analytics, però, è possibile conoscere le informazioni (mezzo, sorgente, parola chiave, ecc.) relative a tutte le occasioni di contatto che hanno portato un utente alla conversione.
Con questa funzionalità la conversione che abbiamo visto nell’esempio verrà assegnata non all’ultima visita ma, più correttamente, ad un utente con il seguente comportamento di visita:
Google (organico) (assicurazione auto economica) | Google (ppc) (assicurazioni online) | Google (organico) (brand-name)
dove il simbolo | rappresenta un separatore tra le provenienze delle diverse visite.
In questo modo sappiamo che anche la keyword organica “assicurazione auto economica” e la keyword ppc “assicurazioni online” hanno avuto un ruolo nella conversione e possiamo ottimizzare le attività di SEO e Keyword Advertising di conseguenza.
Credo che il passaggio dal modello Last-click a modelli di attribuzione del valore che riconoscono il contributo di tutte le fonti di traffico che hanno portato l’utente alla conversione (come il modello linear o weighted) permetta di sviluppare ulteriormente il potenziale di ottimizzazione delle campagne e rappresenti uno step decisivo per una strategia di marketing online di successo.
E voi cosa ne pensate?
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Tags: Google AdWords, Google Analytics, Keyword Advertising, ROI
Categorie: Keyword Advertising, Web Analytics
10 Commenti a “Campagne online e attribuzione di valore”
Concordo con la tesi finale. Gli approcci organic/ppc non sono più da ritenersi alternativi: l’acquisto del brand name su Adwords aiuta senza dubbio. Il cliente prima di decidere vuole essere sicuro e cerca più volte con diverse fonti e chiavi, ecco che la presenza deve esserci su pui canali. Vi siete mai chiesti perchè Ikea, giusto il primo nome che mi ricordo, la si trova sia in 1a pagina nelle Serp e tante volte nella stessa utilizza anche Adwords?
Parlo da product manager di un sistema di tracking abbastanza noto in Italia. Proprio recentemente abbiamo progettato un sistema a 4 livelli di verifica conversioni/transazioni utilizzabile in maniera da ricalcolare tutto in tempo reale a seconda delle necessita’.
Penso che Google e’ purtroppo troppo di parte.
Inoltre il problema principale e’ la formazione sul corretto utilizzo spesso trascurato delle personalizzazioni da parte dei consulenti (della serie o trovo tutto gia’ bello e pronto oppure manco so dove configurare)…
Per finire, senza addentrarmi troppo nei tecnicismi del software realizzato dal consulente citato nel link (e a quanto quindi mi pare non rilasciato da Google direttamente) ipotizzo 3 scenari di problematiche: 1- mi immagino possibile che gli update di Google Analytics (non necessariamente specificati) rendano il sistema obsoleto. 2- si basa un po’ troppo tutto sui cookie che a mio avviso non sono un sistema sufficiente per il tracking degli utenti di un sito. 3- una volta configurato in un modo o nell’altro il sistema il tracking sara’ sempre in quel modo che GA traccera’ le conversioni. In ogni caso mi sembra interessante che almeno i consulenti si PREOCCUPINO di queste cose… speriamo sempre di piu’ ;-)
Complimenti Gabriele! Sei riuscito in maniera molto chiara ad evidenziare un “problema” fra i piu’ sottovalutati… (Tambu e Pagano qui sopra sanno quanto li ho stressati sull’argomento…)
Sono perfettamente d’accordo con te con l’esigenza di uscire dalle logiche “last click” che rendono troppo spesso inesatte le analisi di attribuzione delle conversioni del resto anche l’attribuzione “First click” o comunque la tendenza a premiare la “Campagna” rispetto agli accessi diretti (vedi l’attribuzione alle campagne PPC di GG analytics…) puo’ portare ad inesattezze di analisi.
Aggiungerei anche il problema del fattore tempo… inteso non soltanto come “durata” del cookie all’interno di un percorso di “engagement” alla conversione, ma anche e soprattutto in funzione del “report”: se analizzi le campagne in un determinato periodo (ad es. tutto il 2008) non puoi non tenere conto delle conversioni ottenute nel periodo successivo (es. 2009) a cui quelle campagne hanno contribuito…
Ne avevo parlato allo scorso Convegno GT : http://www.slideshare.net/nbriani/convegno-gt-presentation
Proviamo a parlare di possibili soluzioni?
Stamattina controllavo gli annunci PPC su Google, e ho dato un’occhiata al n. di conversioni arrivare da una certa parola chiave tramite Google Adwords. Dopo ho fatto la stessa cosa con SitoVivo.
Mi sono reso conto che se avessi dovuto dare retta solo ai conti di Google (indipendentemente dal modo in cui ho attribuito la conversion: “Last-click attribution”, “First-click attribution” ecc…
avrei dovuto MANTENERE l’annuncio cosi’ com’e’ perche’ SEMBRAVA molto performante (gia’ con l’impostazione base “First-click attribution”).
Mi sono a questo punto chiesto CHI erano gli utenti relativi alle conversion…
(tramite SitoVivo) a quel punto non ho invece avuto dubbi: ho bloccato l’annuncio perche’ si’ convertiva… ma gente NON qualificata (privati curiosi e non aziende).
Quindi, ben vengano tutti questi discorsi ma se uno non riesce a valutare le identita’ delle conversioni e i loro effettivi valori economici reali (e non potenziali), eliminando per es. gli ordini (fatturati) fittizi ovvero provenienti da ordini mai confermati e/o mai pagati tutte le regole di cui qui in questo post si stanno discutendo rimangono un mero studio universitario.
Insomma si parla delle mosche, quando c’e’ un elefante…
@Marco Cilia: perchè il supercookie dovrebbe resettarsi alla prima conversione?
Grazie a tutti per i commenti!
@Marco, @Francesco:
Il problema di cui parli è riferito solo a quel tipo di conversioni che un utente può compiere più volte (es: richiesta di contatto) ma non a quelle che si configurano come un evento unico nel ciclo di vita della relazione (es: iscrizione alla newsletter), giusto?
Come dice Francesco, bisogna poi chiedersi se ha senso resettare il cookie ad ogni conversione.
Se, ad esempio, un utente che ha convertito ritorna successivamente sul sito con un accesso diretto e converte nuovamente, a quali campagne va attribuito il valore dell’ultima conversione? E’ una valutazione che va fatta caso per caso, a seconda delle specifiche esigenze di business online.
@Businessplan_it:
Per l’acquisto del brand name su AdWords, hai già letto questo post di qualche mese fa?
@Fabio:
Molto interessante. In cosa consiste il sistema a 4 livelli di verifica?
Con riferimento ai 3 scenari di problematiche che presenti, ti rispondo punto per punto:
1- Esiste l’eventualità che gli update di Google Analytics rendano il sistema obsoleto ma è comunque possibile aggiornare l’implementazione. Inoltre, se è vero che Google si propone di fornire una soluzione di web intelligence per rispondere alle esigenze di coloro che investono nell’advertising online, è possibile che un futuro update di Google Analytics permetta di realizzare analisi sul rendimento delle campagne secondo modelli di attribuzione del valore diversi da quello last-click.
2- Nonostante i limiti del tracciamento basato sui cookie, essi rappresentano una soluzione molto più accurata del tracciamento basato su IP+User Agent, possono essere integrati con altri sistema di identificazione degli utenti (es: login nell’area riservata) e consentono di raccogliere dati di grande valore per ottimizzare le performance del sito.
3- L’implementazione riportata nell’articolo non pregiudica la possibilità di tracciare le conversioni anche secondo il metodo standard last-click.
Con riferimento alla qualità delle conversioni, è possibile progettare un’implementazione su misura di Google Analytics perché vengano raccolti dati sulla qualità delle conversioni e per rimuovere le conversioni non andate a buon fine.
@Nbriani: Grazie! Il problema del fattore tempo è molto importante, ho trovato interessante questo articolo, che ne dici?
@Gabriele,@Nbriani:
Nicola, partner SitoVivo, ha dato un contributo importante per l’analisi della nuova web marketing intelligence di SitoVivo. Essa permette (con le nuove migliorie introdotte) di fare esattamente quello che nel post sopra Nicola ha accennato.
In sintesi il “ricalcolo” delle statistiche sara’ possibile con indici di marketing mix (che ricordano la Weighted attribution accennata ottimamente da Gabriele sopra) e il consulente potra’ di volta in volta ricalcolare secondo le impostazioni e la metrica di business che preferisce (in quel momento, per quel cliente e per quel periodo).
Gabriele: tu dici che e’ possibile progettare qualcosa per rimuovere conversioni non andate a buon fine… Sempre e’ possibile progettare qualcosa… Nulla da obiettare, ma progettare ha sempre un costo, specialmente se si deve adattare al sito del cliente di volta in volta. E’ sempre un rapporto costo/benefici.
E’ un po’ come quel cliente che mi parlava di “open source” pensando
che fosse “tutto gratis”, anche la consulenza per la personalizzazione…
Il cliente a mio avviso dovrebbe valutare le opzioni: partire da qualcosa di gratuito senza assistenza fatto in America, o partire da soluzioni italiane, supportate, manutenute e migliorate da consulenti italiani.
E’ sempre questione di scelte.
Sul punto relativo ai cookie, in generale sono daccordo con te, tranne la possibile combinazione dei metodi da te descritti e di altri ancora e in particolare (oltre i metodi classici di identificazione da te descritti) con identificazione degli utenti ben oltre la mera registrazione sul sito tramite strumenti integrati.
Per il sistema a 4 livelli di verifica, se vuoi possiamo sentirci e ti spiego meglio a voce.
Comunque complimenti per l’ottimo post, feedback e argomento di assoluto interesse. ;-)
io pensavo più che altro a un ecommerce. Se il supercookie non si resetta, al terzo o quarto acquisto a quali (e quante) fonti attribuire credito nella conversione?
Ottimo post davvero. Non è facile spiegare questo tipo di concetto ai clienti, ti dispiace se prendo spunto? :)
Il fattore tempo è importante. Su alcuni clienti abbiamo visto che le combinazioni di campagne che hanno portato ad una conversione (per un periodo limitato a 30 giorni) sono veramente infinite.
Anche togliendo i “doppioni”, quando il piano di marketing è un bel mix, si ottengono tantissime combinazioni: Keyword advertising, display advertising, traffico organico, DEM..
Il tempo diventa determinante soprattutto quando si tratta di dover pagare tanti circuiti di affiliazione diversi (e vorremmo tutti evitare di pagare due volte per la stessa conversione). Tipicamente i circuiti hanno cookie impostati a 30 giorni, ma non è detto.
Lasciamo decidere all’utente, ma per voi c’è o può esistere uno standard?








come dissi a suo tempo, quando uscì il sistema, credo che poiché il supercookie non resetta i cookie dopo una conversione, alla seconda o terza conversione rischi di capirci ancora meno di prima ;-)