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Gabriele Lauritano
TSW Statistics Analyst

Guida passo a passo alla configurazione di Google Analytics

16 gennaio 2009

Siete incuriositi dalle potenzialità della Web Analytics ma non sapete da dove cominciare? Ecco una guida in 14 step per la configurazione di Google Analytics, la soluzione gratuita di Google per la raccolta dei dati di traffico al vostro sito.

1.      Crea un account Google

2.      Crea un account Google Analytics

3.      Inserisci le informazioni generali del sito (URL, Nome account, Zona geografica, Fuso orario)

4.      Inserisci i tuoi dati personali o quelli della tua azienda

5.      Leggi attentamente e accetta le condizioni generali. In particolare si segnala che:

- il servizio prevede un limite massimo di 5.000.000 di pageviews al mese per ciascun account (a meno che non si possieda una promozione AdWords attiva in buone condizioni, come determinato da Google a sua discrezione)

- Google richiede di pubblicare sul sito un’adeguata politica sulla privacy che informi gli utenti sulle modalità di trattamento dei dati raccolti durante la loro navigazione

6.      Copia il codice di monitoraggio di Google Analytics (GATC) e incollalo su tutte le pagine del sito, subito prima del tag <\body>. Se il sito utilizza redirect è necessario inserire il codice di monitoraggio di Goolge Analytics nella pagina di reindirizzamento oltre che nella pagina di destinazione, in modo da non perdere le informazioni relative al referrer che ha generato la visita

7.      Crea un profilo per ogni segmento di traffico da analizzare (es: visite da motori di ricerca, visite da campagne email, visite da nuovi utenti, visite da utenti che realizzano un acquisto, ecc.). Si consiglia di creare almeno tre profili: uno senza filtri, uno su cui effettuare i test e uno principale da utilizzare per le analisi. Si suggerisce, inoltre, di assegnare ai profili dei nomi descrittivi con l’indicazione della data di disponibilità dei dati di traffico.

8.      Per ogni profilo:

- specifica la homepage del sito

- definisci i parametri URL da escludere per il tracciamento delle pageviews

- attiva il tracciamento e-commerce (se necessario)

- attiva il tracciamento del motore di ricerca interno (se necessario)

- configura fino a 4 obiettivi e funnel di conversione allineati agli obiettivi di business

- configura i filtri in modo da raccogliere dati solo per i segmenti di traffico rilevanti

- definisci gli utenti che possono accedere al profilo

9.      Se sono attive campagne AdWords: collega l’Account AdWords all’Account Google Analytics, assicurati che la time zone dell’Account AdWords sia configurata correttamente, lascia attiva la codifica automatica delle campagne e attiva l’opzione “Applica i dati di costo”

10.   Se hai delle esigenze di monitoraggio specifiche è necessaria un’implementazione personalizzata:

- per monitorare il rendimento delle campagne online

- per monitorare le transazioni e-commerce

- per monitorare il traffico su più domini

- per monitorare i click su outbound link, download link e email link

- per monitorare la richiesta di pagine che generano uno status code 404

- per personalizzare la lista dei motori di ricerca e/o monitorare le visite generate dalle versioni localizzate

- per monitorare le parole chiave effettivamente cercate dagli utenti che entrano sul sito via PPC

- per monitorare il comportamento di un segmento di utenza personalizzato

- per monitorare il completamento di un form

- per monitorare l’interazione degli utenti con i rich media (Flash, Ajax, video, webapps, widget), funzionalità in versione BETA privata

- per integrare i dati di Google Analytics con un sistema di Customer Relationship Management (CRM)

- per monitorare il primo referrer che ha portato l’utente sul sito

11.   Verifica che il codice di monitoraggio di Google Analytics (GATC) sia inserito correttamente su tutte le pagine: per farlo puoi utilizzare il servizio SiteScanGa e/o l’add-on Firefox WASP

12.   Esplora tutte le tipologie di report (visitatori, sorgenti di traffico, contenuto, obiettivi, e-commerce) e verifica che Google Analytics stia raccogliendo correttamente i dati di cui hai bisogno: se necessario, correggi la configurazione

13.   Pianifica l’invio di report periodici per monitorare i KPI definiti dal progetto di Web Analytics

14.   Registra una cronologia di tutte le modifiche apportate alla configurazione (es: attivazione/disattivazione obiettivi, attivazione/disattivazione filtri, ecc.) e di tutte le modifiche alle attività di business (es: attivazione/disattivazione campagne, inserimento di nuovi contenuti sul sito, ecc.). Per farlo, puoi utilizzare anche un semplice foglio di calcolo con le seguenti colonne: data, profilo, tipologia della modifica, contenuto della modifica.

Avete qualche suggerimento per migliorare o integrare questa guida?

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Categorie: Web Analytics

11 Commenti a “Guida passo a passo alla configurazione di Google Analytics”

Marco Cilia scrive:
16 gennaio 2009 alle 15:32

la questione del ” un profilo per ogni segmento” è superata. O meglio, vanno bene i tre profili che dici, ma i segmenti personalizzati si possono creare “al volo” da dentro a un profilo, e retroattivamente…

Enrico_TSW scrive:
16 gennaio 2009 alle 17:44

@Marco: io non la definirei una questione superata.. dipende tutto da come un utente/analista/semplice interessato vuole ricavarsi i dati. Sicuramente siamo d’accordo sul fatto che ci devono essere tre profili come li ha definiti Gabriele -li hanno caldeggiati anche ai corsi tenuti dai Partner di Google a cui ho partecipato- ma forse quello che ha destato un po’ di confusione è “un profilo per ogni segmento”… Ad esempio un utente esperto può sicuramente far ricorso ai segmenti avanzati, mentre un newbie troverà sicuramente più semplice utilizzare più profili per le sue analisi.
Inoltre ti ricordo che se vengono utilizzate le segmentazioni avanzate, quando si superano le 200.000 visite, il software inizia a campionare i dati e non a restituire il valore reale assoluto (con conseguente margine di imprecisione).

Marco Cilia scrive:
16 gennaio 2009 alle 21:25

il margine di imprecisione c’è anche nel profilo secco, anche se non ricordo se subentra a 200mila o dopo.
Perché però parliamo di newie? la guida è passo passo, ma i contenuti linkati sono – anche – molto avanzati. In questo senso non sono del tutto sicuro che il newbie abbia bisogno del profilo-copia, che peraltro non è affatto così semplice da capire, come concetto, e per via delle traduzioni discutibili dell’interfaccia :)

Enrico_TSW scrive:
17 gennaio 2009 alle 21:34

@Marco: secondo me nel tuo commento ti sei anche dato la risposta che cercavi :) La guida è molto semplice, un passo a passo, molto utile per il Newbie che si interfaccia per la prima volta con il software; i link riportati, anche se a volte non semplici, sicuramente riusciranno a stimolare la voglia di conscenza nonchè torneranno molto comodi anche ad utente esperto.
Sul fatto che un utente Newbie non abbia bisogno un profilo copia.. beh è tutto da vedere.. magari non ha trovato troppe informazioni in rete oppure è troppo pigro per ricercare informazioni dettagliate… questo post può quindi dar la possibilità a chi lo legge di capire l’importanza di questa tipologia di profoli ed evitare “errori” in caso di apertura nuovi account :)

Gabriele Lauritano scrive:
19 gennaio 2009 alle 10:54

Ciao Marco,

come hai giustamente puntualizzato, la funzionalità Advanced segmentation di Google Analytics consente di visualizzare facilmente informazioni relative a cluster di visite che corrispondono a determinati criteri.

Tuttavia, non credo che la questione “un profilo per ogni segmento” sia del tutto superata: come già evidenziato sul blog di Lunametrics, infatti, l’utilizzo dei profili (e dei filtri ad essi associati) rappresenta ancora un insostituibile strumento di segmentazione del traffico in quanto consente di:
- escludere i dati relativi alle visite provenienti da uno specifico indirizzo IP (ad esempio quelle realizzate dalla propria rete aziendale)
- visualizzare il report dei Percorsi obiettivo per specifici segmenti di visite
- monitorare più di 4 obiettivi di conversione
- fornire a utenti diversi l’accesso ad informazioni relative a specifici segmenti di traffico
- estrapolare dai dati informazioni altrimenti nascoste, che possono essere utilizzate come dimensioni di segmentazione (come, ad esempio, il ranking delle parole chiave che hanno generato visite al sito)

Le ragioni per cui consiglio di creare almeno altri due profili, oltre a quello/i per le analisi, sono:
- Profilo senza filtri: fornisce un termine di paragone rispetto agli altri profili
- Profilo di test: consente di sperimentare e applicare filtri di prova senza sporcare i dati raccolti nei profili di analisi

Fammi sapere se hai qualche suggerimento per integrare la guida.
Grazie.

Francesca Ondedei scrive:
23 gennaio 2009 alle 08:23

Ciao Gabriele e grazie della tua guida!
io l’ho trasformata in check point e l’ho appiccicata sulla scrivania :-)
volevo farti una domanda forse un po banale ma che mi frulla un pò in testa: avendo molti siti da inserire, diciamo sopra la centinaia, come li raggruppi negli account di google?
- tutti in uno e quando arrivi a 50 ne apri un altro?
- in funzione dell’ip di provenienza?
- apri un account per cliente?
secondo te cosa è meglio?
grazie!
franci

Gabriele Lauritano scrive:
26 gennaio 2009 alle 09:27

Ciao Francesca,
la domanda non è per niente banale! Ogni account Google, infatti, può creare al massimo 25 account Google Analytics e ogni account Google Analytics può contenere un massimo di 50 profili.

Ogni account Google, però, può essere autorizzato ad accedere ad un numero illimitato di account Google Analytics.

Pertanto, se si utilizza Google Analytics per monitorare un numero elevato di siti, può essere comodo creare un account Google per ognuno di essi (ad es: sito1@gmail.com, sito2@gmail.com, ecc.) ed associare ad ogni account Google un account Google Analytics.

Per gestire tutti gli account Google Analytics in un solo posto è possibile creare un account Google che svolga la funzione di Centro Clienti, concedendo ad esso i permessi di amministratore per tutti gli account Google Analytics che abbiamo creato e che andremo a creare in futuro.

Spero di aver risposto alla tua domanda: fammi sapere se ritieni che sia una buona soluzione.

Francesca Ondedei scrive:
30 gennaio 2009 alle 12:07

Ciao Gabrile,
la mia soluzione è stata creare Account generali dove accomuno i siti per ip di provenienza e poi gestisco tutti da un account Centro Clienti. Comunque mi sembrano valide entrambe, anzi forse la tua più chiara :-)
Leggendo e rileggendo la tua guida ho però un altra domanda :-)
quando dici:
“Si consiglia di creare almeno tre profili: uno senza filtri, uno su cui effettuare i test e uno principale da utilizzare per le analisi.”

intendi 3 profili con codice di tracciamento diverso giusto?
Quindi uno senza flitri, uno con tutti i sottoprofili per individuare le varie segmentazioni di traffico da analizzare e uno per fare dei test sui profili e filtri ecc…
ma 3 script non sono troppi e rischiamo di rallentare il sito?
grazie per la tua pazienza :-)
ciao
franci

Gabriele Lauritano scrive:
30 gennaio 2009 alle 14:42

“intendi 3 profili con codice di tracciamento diverso giusto?”

Intendo almeno tre profili per account Google Analytics. Quindi il codice di tracciamento è solo uno (es: UA-123456-1). I dati raccolti attraverso lo script saranno trattati in modo diverso a seconda delle impostazioni di ogni profilo.

Antonio scrive:
16 gennaio 2010 alle 19:55

Ciao, volevo sapere quale pagina del mio blog devo inserire il il codice di Google Analytics? (intendo quale file php) Grazie

Mokka scrive:
18 giugno 2010 alle 14:37

Ho delle serie difficoltà…ho creato le mie statistiche e funzionano, tutto ok. Poi ho pensato bene di inserire 3 filtri tutto su un unico profilo. La domanda è..come vedo i risultati dei miei filtri? ..non capisco dove bisogna andare. Grazie!!!!!!!!

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