29 marzo 2007 Martina Galea
3' di lettura

Lost in Second Life – una prima esperienza

Non passa giorno senza che qualcuno approdi sulle spiagge di Second Life: aziende, politici, divi dello spettacolo, noti brand, chiunque ha diritto al suo avatar, al suo lembo di terra e al suo portafoglio ricolmo di Linden Dollars. Se, quindi, Second Life è l’evento di marketing e di Web 2.0 del momento, è doverosa una visita, prima che il tutto passi di moda.

Mi sono creata un avatar: registrazione, profilazione, scelta degli elementi minimi… pochi click ed ecco Trax Chandrayaan, novella esploratrice di mondi virtuali. Il primo login in Second Life aiuta a non smarrirti. Ci sono molti cartelli che spiegano come interagire con gli altri avatar, come cambiarti d’abito, come gestire i tuoi Linden Dollars. Accoglienti, su quest’isola…

Finora però non ho ancora visto anima viv… pardon, virtuale. Tutto discretamente organizzato, tutto piuttosto intuitivo, ma ben pochi viaggiatori con cui scambiare due chiacchiere. Forse sarò in una sezione periferica, mi giustifico. E mi ricordo improvvisamente di aver letto dell’esistenza di un’agenzia viaggi per mondi virtuali: chi meglio di loro potrà aiutarmi ad orientarmi in questo misterioso universo?

Decido di contattarli e seleziono più guide, in più lingue, per giorni diversi: vorrei avere almeno una chance di essere richiamata. Aspetto. Aspetto ancora un po’. Aspetto circa due settimane. Nessuna risposta: auguro loro di essere così oberati di lavoro da non poter gestire le troppe richieste.

Ritento quindi il login senza guida, sperando di non smarrirmi troppo. Stavolta però l’accesso è più traumatico: riappaio nell’ultimo luogo dov’ero stata, e quindi ecco che intorno a me si apre il nulla. Nessun avatar, nessun cartello, nessun punto di riferimento. Penso allora che sia proprio ora di iniziare ad usare le molte funzioni di navigazione del sistema, come “Map”.

Dove potrei andare per incontrare qualcuno che mi spieghi i segreti di Second Life? Ci vorrebbe qualche informatico, qualche esperto… perché non tentare di trovare la sede virtuale della Microsoft? In effetti la sede c’è, un enorme spazio costruito definito come “Microsoft”: fantastico, penso!

Eppure, il teletrasporto non va a buon fine: l’area è privata, per cui è impossibile accedere. Infastidita e ancor più smarrita di prima, decido che l’unica mia consolazione potrebbe essere lo shopping, chissà di non aver più successo. Stesso approccio di prima, tramite “Map”, ed eccomi nel negozio ufficiale Adidas: ampio, luminoso, molto cool, e… vuoto. Nessuno con cui parlare, per cui decido di darmi all’esplorazione. Il sistema è affascinante: si può scegliere di acquistare i prodotti in Linden Dollars, oppure di venire trasferiti sullo shop ufficiale Adidas, dove comprare i prodotti esposti nel negozio virtuale. Non compro nulla (il mio avatar è sparagnino), e decido che è davvero ora di incontrare qualcuno, perbacco!

Dove potrei andare? Una grande città, forse. Proviamo Venezia… sulla mappa è indicata una “Venetia”, chissà che non sia effettivamente la terra dei dogi. Mi teletrasporto, ed immediatamente l’amara sorpresa: una certa Maia Gasparini ha acquistato il nome e il terreno e mi sta cacciando dalle sue proprietà: ho 10 secondi per andarmene spontaneamente, altrimenti il sistema mi rimanderà automaticamente da dove sono partita. Troppo stupita per reagire, mi ritrovo nuovamente nel negozio Adidas. Sempre vuoto, ovviamente.

Sempre più perplessa, riprovo con un’altra città, Amsterdam (per altro, anch’essa in vendita su e-Bay): sperando di non essere nuovamente cacciata, atterro nella piazza principale… vuota. Ah no, non è totalmente vuota: ci sono dei curiosi box per chiedere l’elemosina virtuale. Nessun questuante, solamente i loro simulacri abbandonati.

Milano e Via Montenapoleone in Second Life

Chissà se Milano sarà più popolata: magari il mondo della finanza e del marketing si è dato incontro lì. Macchè: anche questa zona è privata! Solo i VIP possono accedere a Via Montenapoleone… il mio avatar, lo abbiamo già detto, è sparagnino, per cui di certo non potrà permettersi di entrare. Gli altri tentativi di incontrare qualcuno si rivelano molto somiglianti: il negozio Reebok è simile a quello dell’Adidas, cioè vuoto, il negozio Nike (sempre che sia quello ufficiale) ricorda più un Luna Park (vuoto) che non ad un Nikestore. New York sfoggia palmeti e strade deserte poco in linea con la città originale.

Virtual Aloft in Second Life

Persino la sede della prima catena alberghiera che ha deciso di investire in Second Life, ovvero Starwood Hotel, si rivela una delusione: Virtual Aloft, la zona dedicata a questi alberghi, è in costruzione e anche qui c’è il divieto di accesso. Dimenticavo: ovviamente l’intera area è vuota.

Ormai immalinconita, decido di cercare con la mappa e con il motore di ricerca interno i luoghi più popolari e visitati, almeno li troverò di certo qualcuno. Pornolocali, sexy shop, discoteche quanto mai ambigue, hot places, XXX, casinò e via dicendo: ecco, questi posti sono strapieni. Così pieni che in certe località neppure riesco ad arrivare perché si è raggiunto il tetto massimo di utenti. Così pieni che mi si impalla il server, e il mio avatar rimane congelato in attesa di momenti migliori.

Tra il serio e il faceto, questo è il resoconto di un’ora circa di viaggio. Negozi vuoti, strade inaccessibili, città d’arte in vendita e acquistate da ignoti privati, mendicanti virtuali, hotel chiusi: se fosse un mondo vero, dal punto di vista economico sarebbe sull’orlo del lastrico. Il sesso, il gioco d’azzardo e tutti gli argomenti correlati ovviamente rimangono sulla cresta dell’onda, ma il resto?

Un labirinto in Second Life

C’è ben poco di quanto si legge in continuazione su blog e forum: non sono neppure riuscita a trovare l’isola di Di Pietro o i ragazzi di Radio Deejay per stringere loro la mano. A questo punto mi viene il sospetto che sia il motore interno ad avere delle falle, perché è impensabile non riuscire a trovare alcuna traccia di tutti questi eventi di cui si parla in continuazione fuori da Second Life! Perciò, qui mi rivolgo proprio a voi lettori: avete trovato qualcuno di questi VIP? O è proprio il mio senso di orientamento che lascia a desiderare? :-)

In ogni caso, una cosa Second Life fa molto bene: far parlare di se stesso. Difatti anche noi ne stiamo parlando. Ma non è detto che lo faremo ancora, perchè se l’unico scopo delle aziende e dei visi noti per sbarcare in Second Life è quello di far parlare di sé, nel senso di esserci entrati, non certo di costruirci davvero qualcosa dentro… beh, non è certo un qualcosa di cui meriti davvero parlare.

L’alternativa potrebbe essere indire una riunione (virtuale) nella nuova sede (virtuale) di TSW: che ne pensate? :-)