2 ottobre 2007 Piersante Paneghel

I gravami dello spam: conseguenze pratiche e soluzioni, un caso concreto (parte 2 di 2)

La prima parte si trova qui. Questo invece un pdf con l’intera case history.

Le penalizzazioni, i gravami da spam e il ticky-tacky SEO

Negli ultimi due anni le modalità con le quali Google ha erogato i cartellini (rossi e gialli, ban e penalizzazioni) sono mutate diverse volte, è imho c’è una logica stringente in questo.
Noi SEO cerchiamo sempre di prendere le misure al motore – per scopi più o meno nobili – ma il motore non vuole che gli prendiamo le misure. Ha un caratteraccio, si divincola, cambia comportamento.
Google ora non ti lascia più segni certi della penalizzazione, non c’è più un pattern secco individuabile (tranne che per il ban, ovvio). Ora ti sgonfia le gomme e ti lascia correre, ti dissangua lentamente e (non so se sia un’astuzia o un epifenomeno) ti lascia incaprettare da solo.
Se non sai di essere penalizzato tenderai a rafforzare il SEO delle pagine, scontrandoti facilmente con altre penalizzazioni (OOP, la sovraottimizzazione). Più ti dibatterai negli on-page e più rischierai di affondare nelle SERP.
Non più effetto sandbox, piuttosto effetto quicksand, per restare sulle sabbie (mobili).

La cosa ha anche altre implicazioni. Ad esempio se non sai quale nodo della matrice di link è certamente penalizzato non saprai più quale è certamente efficace. Sono le matrici di link (imho) il target principale di questa nuova forma di erogazione delle penalizzazioni.

Quando apparve l’evidenza della – 30 penalty (e poi della – 9xx) i SEO e webmaster più avveduti iniziarono a riconsiderare il problema dei link in uscita. La regola aurea era (ed è) che il motore ti considera responsabile in solido dei tuoi link in uscita, e quindi è cosa buona, giusta e fonte di salvezza stare molto attenti a chi segnali tramite un link.
Ma se in una matrice di link spam i nodi penalizzati sono agevolmente individuabili, la matrice potrà essere bonificata o aggiustata per prove ed errori, viceversa sarà molto più difficile e il format tenderà ad essere abbandonato perché inefficace, perché il rapporto costi/benefici sarà quasi sempre negativo.
Gli owner del singolo sito potranno sterilizzare per metodo col rel=nofollow, oppure controllare – a mano o tramite script – l’intero sito, o persino cambiare CMS, perché non puoi mettere continuamente patch e subire ugualmente attacchi SQL injection (vero PHPnuke?).
Ma l’owner di una matrice di link erosa da una penalizzazione lenta, silente e non individuabile cosa può fare, se non rivedere completamente l’approccio?

Quello che possiamo dire, qui e ora, è che la forma attuale delle penalizzazioni sembra definibile più come gravame che colpisce gruppi di parole chiave in base alla loro appetibilità, piuttosto che il sito in quanto tale. Come se Google ti mettesse uno zaino pesante sulle spalle, ma ti lasciasse comunque correre. Come se ti sgonfiasse le ruote, ma ti lasciasse gareggiare.
Lo spam sta meglio in SERP, ma fiacco (oltre la terza pagina), piuttosto che dentro e fuori, dando continue chance allo spammer di migliorarsi e fare fine tuning”: così sembra ragionare oggi il principale motore di ricerca.

Conseguenze pratiche per i SEO? Molte. Ognuno tragga le sue. Vi dico quelle che ho tratto per me.

  1. Le check list di controlli costruite finora per verificare le penalizzazioni si possono buttare, le nuove penalizzazioni sono asintomatiche, almeno per quello che riguarda il nome dominio.
  2. Chiunque abbia (e persino abbia avuto) contenuti generati da utenti _deve_ affrontare il problema dello spam. Il ventaglio delle possibilità è vasto: dalla moderazione attenta e continua, alle black list dei termini che indicano attività di spamming, fino alla sterilizzazione metodica dei link in uscita con rel=nofollow. Si può scegliere, ma non ha alcuna importanza che lo spam sia vecchio o fresco, va estirpato a prescindere.
  3. L’anamnesi di un sito assume un ruolo centrale: molto prima di applicare le liturgie SEO classiche va fatta un’analisi sullo storico del sito e una valutazione sul suo potenziale. D’ora in avanti mi prendo almeno una mezza giornata per chiacchierare rilassato sulle variazioni che il sito ha avuto dalla nascita in avanti. Il cliente va lasciato parlare per ore se possibile, nessuna check list preordinata di domande perché le check list danno una errata sensazione di sicurezza, che tutto sia stato valutato una volta che è stato fatto il segno di spunta sull’ultima voce.
  4. Il ticky-tacky SEO, ovvero il SEO di routine, sempre uguale a se stesso, fatto per interventi standard principalmente sugli on-page ha fatto il suo tempo. Si può fare SEO senza neppure toccare le leve SEO classiche, almeno in prima battuta. L’importanza dei fattori wide-site emerge con prepotenza da casi come questo, così come la consapevolezza che si può lavorare anche per sottrazione e non solo per addizione.
  5. Se le penalizzazioni sono una malattia subdola e silenziosa, questo non significa che tu non possa scoprirla, ma la certezza ce l’avrai solo quando ne sei uscito. Vi sottopongo il rendimento nel tempo di alcune parole chiave di Multiplayer, quelle che vengono in mente a me, che ho fatto l’ultima partita a Duke Nukem il secolo scorso e sui giochi sono una pippa totale.

 

Una console:

Playstation 3


Tre giochi famosi:

The Sims

Pes 2008

Unreal Tournament

Due giochi famosi, a parola singola:

Quake

Warhawk

Tre parole chiave singole, contenute in nomi di gioco ma polisemantiche:

FIFA

Sims

Unreal

Andamenti simili sono stati riscontrati in tutta la coda lunga, che inizia a muoversi dopo il 5 agosto (con l’inversione della regola dell’advertising interstiziale) ma decolla in modo improvviso – e nel suo insieme – il giorno 20.
Quello che si dice un risveglio in piena regola, che vale in termini di traffico complessivo attorno a un +30% di visitatori unici.

Per chi volesse approfondire i cambiamenti delle forme di penalizzazione segnalo due thread:

  • Vecchia forma di penalizzazione secca sul dominio: il caso Agendaonline ott-dic 2006
  • Nuova foma di penalizzazione sulle kw: la case history di Giorgio Tave su Libri-online febb-giu 2007

 


Si ringrazia Multiplayer.it per aver concesso di trattare il caso pubblicamente, dimostrando così di possedere una webness non comune, che certamente sarà premiata dai motori di ricerca :-)

Si ringrazia lo spirito di Malvina Reynolds per il concetto di ticky-tacky

Little boxes on the hillside,
Little boxes made of ticky-tacky,
Little boxes, little boxes,
Little boxes, all the same.
There’s a green one and a pink one
And a blue one and a yellow one
And they’re all made out of ticky-tacky
And they all look just the same.