18 ottobre 2007 Chiara De Nardi

“Everything is miscellaneous”, la conoscenza nell’era del digitale

I geni vivono nel caos, i fessi nell’ordine”. Così c’era scritto sulla copertina del mio diario di IV superiore.
E leggendo il saggio di David WeinbergerEverything is miscellaneous” (www.everythingismiscellaneous.com) sono tornati a galla i ricordi e le emozioni di quegli anni, in cui rigettavo ogni forma di ordine, profondamente persuasa che ogni cosa al mondo non rientrasse in uno schema o in un progetto precostituito, ma che appartenesse semplicemente a sé stessa, ad un disegno cosmico e non comprensibile per alcuno. “Everything is miscellaneous“ è un trattato sulla conoscenza, un viaggio esplorativo all’interno della nuova era del disordine digitale.

Il saggio di Weinberger parte dalle origini del mondo, dal caos cosmico, all’interno del quale nessuna cosa aveva un posto, una collocazione fissa; è stato l’uomo che successivamente ha portato l’ordine, lottando strenuamente per vincere la mescolanza e l’imponderabilità del “tutto” in cui viveva. Facendo un bilancio evolutivo, dal momento in cui l’uomo è arrivato sulla Terra, il maggiore investimento del suo tempo e di tutte le sue azioni è stato volto a sistemare e dare coerenza a tutto ciò che lo circondava, mosso dalla convinzione che la “confusione” naturale fosse una forma di non-efficienza e di inadeguatezza.
Siamo stati cresciuti fin da bambini con il convincimento che l’ordine, nella sua essenza e in ogni forma in cui successivamente si declina, sia un valore importante e imprescindibile per l’umanità. Mantenere un certo ordine equivale nella nostra percezione umana a mantenere il controllo. Ciò che sfugge alla nostra gerarchizzazione e alle regole che ci siamo auto-imposti è fuori del nostro potere, quindi acquisisce un valore immediatamente negativo.

Fino ad oggi classificare è stato il nostro modo di affermare la conoscenza, e di conseguenza il controllo, di ciò che ci circonda. Un capitolo molto interessante del libro è dedicato alla “geografia della conoscenza”, ovvero alle classificazioni e alle sistematizzazioni che l’uomo è riuscito a portare del tutto arbitrariamente all’interno di tutte le sfere della conoscenza, dalla classificazione decimale di Dewey per arrivare a quella scientifica di Linneo, apogeo del tentativo umano di ricondurre tutte le entità viventi presenti sulla Terra a delle categorie superiori.

Recentemente ci siamo trovati a dover affrontare una serie di cambiamenti radicali, che hanno scosso profondamente il nostro equilibrio, tanto duramente conquistato; l’era digitale ha sovvertito il nostro ordine, le nostre regole e in generale l’assetto perfettamente disciplinato (secondo noi) che eravamo riusciti a dare al mondo.

Il cambiamento ha scardinato ufficiosamente qualsiasi tipo di classificazione, proclamando la scienza come qualcosa che non può essere sottoposto ad un ordine superiore imposto; la conoscenza non è statica, è un continuo divenire e come sua caratteristica intrinseca ha quella di arricchirsi quotidianamente dei valori culturali che assorbe dal contesto in cui “cresce”. Il mondo è talmente differente in riferimento ad ogni singolo tentativo di classificazione, che lo sforzo legato alla volontà di etichettare e portare ordine nelle varie sfere della conoscenza non può che funzionare limitatamente al singolo momento storico e culturale di cui si sta facendo esperienza.

L’unico modo di uscire dallo “stallo cognitivo” in cui può sembrare di essere caduti, è quello di accettare che l’ordine, le categorie, le gerarchie e, più in generale, la conoscenza non sono valori assoluti, ma che rientrano indiscutibilmente a far parte dell’evoluzione che stiamo vivendo in tutti gli ambiti della nostra esperienza umana, nel momento storico che è stato denominato “era digitale”.

Amazon è il primo esempio che Weinberger porta, per spiegare cosa intende per “nuova tipologia di classificazione”: nella sua visione di categorizzazione delle cose, Amazon non si interessa della precisione o dell’ordine nel suo sistema, bensì lo scopo che si prefigge di raggiungere è quello di dare quante più informazioni possibili circa quello che un utente può ricercare. Nel nuovo modo di intendere l’ordine, la conoscenza non ha una forma predefinita, perché ci sono molti modi di vedere ogni cosa, legati all’esperienza del singolo individuo.

Nell’era digitale i computer ci consentono di aver accesso a quantità infinite di informazioni; se nel nostro modo abituale di intendere la conoscenza, ogni informazione aveva la sua collocazione con la propria etichetta, Delicious ci fornisce ora un lampante esempio di come un’etichetta possa condurre verso diversi tipi di informazione, tra loro collegati.

Il disordine digitale trova il suo significato più profondo e il suo perché nel momento in cui ciascuno di noi, con la propria esperienza e il proprio bagaglio culturale, va a popolare ciò che viene definito nel saggio “Social Knowing”, ovvero conoscenza condivisa. Wikipedia è l’emblema del nuovo modo di “creare conoscenza”; se in passato la conoscenza passava attraverso la cosiddetta “opinione autorevole” di giornalisti, autori, esperti di alcuni settori del sapere umano, per essere poi trasmessa a tutti, oggi nessuno ha bisogno di alcun permesso per condividere il “piccolo campo del suo sapere” con il resto dell’umanità.
Autorevolezza e credibilità non sono più qualità legate all’individuo, che gli sono state precedentemente riconosciute da altri, ma sono ora caratteristiche intrinseche del contenuto che un singolo mette a disposizione di tutti.

La conoscenza non è più passiva, è collaborativa; la conoscenza è qualcosa che proviene dal contributo degli individui, da quel guizzo che scatta nella mente di qualcuno, frutto dell’esperienza di un particolare momento.
Il nuovo disordine digitale nasce dall’abbandono delle vecchie gerarchie da parte della nostra generazione, che abbraccia con convinzione il fatto che la conoscenza cresce in mezzo a noi e non al di sopra di noi, che viene alimentata dal fermento interiore che ognuno porta in sé.

Non è il controllo, ma il disordine a generare la vera crescita. Allora il mio diario aveva ragione! :-)

P.S: per chi volesse conoscere meglio David Weinberger, segnalo che sarà presente con un intervento nella mattinata del 7 novembre allo IAB forum. Io sarò in prima fila, copia del libro alla mano, a reclamare l’autografo… :-)